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Doping nel ciclismo come Tangentopoli?

8 Ottobre 2010 1.022 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il procuratore antidoping del Coni Torri ha detto: “Nel ciclismo si dopano tutti. Tanto varrebbe, se non fosse dannoso per gli atleti, legalizzare il doping”. E questo “per non configurare ingiustizie tra gli atleti”. Torri ha detto quel che tutti da tempo pensano e purtuttavia è esploso un putiferio. E via accuse di considerare il doping alla stregua della mafia. Siccome c’è legalizziamola. Ma il doping non è la mafia e la mafia non fa il Giro d’Italia. Nessuno però che abbia avuto il coraggio di entrare nel merito dell’affermazione di Torri. La riformulo così: è giusto che un corridore ogni tanto venga fermato per uso di sostanze proibite e squalificato, se nel contempo anche gli altri che fanno lo stesso uso di tali sostanze, magari con modalità diverse e maggiori accorgimenti, tronfano con gli onori del caso? La vicenda Epo a me ha sempre ricordato quella di Tangentopoli anche nello scenario teatrale in cui si svolge la cacciata del reo. Carabinieri, giornalisti, televisioni, volti sfigurati, impauriti, desolati. E pure Tangentopoli riguardava tutti. E invece la giustizia fu parziale e toccò solo alcuni. Esiste o no un problema di giustizia, che significa trattare tutti allo stesso modo? Evidentemente ancora non si è in grado di farlo nel ciclismo. Le novità sono all’ordine del giorno, visto che solo ora si scopre di Contador, che pareva una sorta di nuovo angelo vendicatore del ciclismo pulito, e poco prima abbiamo letto le affermazioni di Landis a proposito di Armstrong, il trionfatore di sette Tour, che già aveva trionfato sulla sua grave malattia. Un simbolo, dunque. Quando Marco Pantani venne fermato a Madonna di Campiglio, il suo ematocrito era a 52 (il limite massimo era a 50). Gotti e Savoldelli, in quella giornata del giugno del 1999, sfioravano i 50 ed erano dunque a posto, tanto che il primo vincerà il Giro. Resta poi il fatto che lo stesso Gotti venne trovato col parente che lo seguiva su un furgone pieno zeppo di medicine vietate. E continuiamo. Da quando esiste l’Epo e poi le nuove sostanze che cambiano le prestazioni degli atleti, esistono anche molti atleti da una stagione. Ricordiamo Berzin del 1994, Rominger del 1995, Riis del 1996, lo stesso Ullrick del 1997, gli ultimi due toccati da casi di doping. E da ultimo Cunego, campione ma solo nel 2004. Ricordo che Bugno disse basta e volle diventare un passista in pensione e poi un elicotterista, che De Luca dopo avere vinto il Giro del 2007, è stato squalificato per doping nel 2009 e così Riccò dopo il Giro e il primo pezzo di Tour del 2008, e che Basso, dopo aver tenuto la ruota di Armstrong per tre anni, ha avuto la sua parte nell’Operacion Puerto, poi è rifiorito, caso quasi unico. Qualcuno avrebbe anche il diritto di sapere perchè. Accelerazioni e freni nell’uso di sostanze vietate? A me pare assai probabile. Qualche tempo fa, credo sia stato Chiappucci, si diceva che l’Epo dava il motore al ciclista. Dunque non poteva esserci competizione tra ciclista con Epo e ciclista senza. In tanti hanno sostenuto che nessuno potesse vincere un Giro o un Tour a pane e acqua. Torri ha ragione. D’altronde ha detto che il re è nudo. E cioè quel che tutti già pensavano. Il problema non è contestare Torri, ma rispondergli nel merito. Se siamo d’accordo che il doping non vada legalizzato (sarebbe una pessima risposta alle tentazioni delle giovani generazioni), allora dobbiamo pensare o a sospendere il ciclismo per qualche tempo in attesa di analisi certe e giuste e dalle risposte immediate (e non dopo mesi) o a una profonda immediata riforma dei grandi giri con tappe molto più brevi e meno faticose e certo meno spettacolari, ma più idoee per corridori che decidessero di non far uso di alcuna sostanza vietata. Sono contrari i grandi sponsor, le aziende che vivono di ciclismo? Ma in fondo credo siano proprio loro a continuare a negare che il re sia nudo. E ne hanno un interesse evidente.

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