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Un’opera da tre (ma in realtà molti più) soldi…

13 Dicembre 2010 991 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La regia di Bob Wilson ne “L’opera da tre soldi” di Kurt Weill e Bertold Brecht, che è andata in scena al Municipale Valli di Reggio Emilia, è stata ad un tempo esilarante e tragica. La comicità è stata intessuta con la più cupa delle vicende d’una Londra proletaria e illegale che ricorda da vicino il dramma d’una Germania gettata sul lastrico e nel giro di pochi anni (siamo nel 1928) destinata a cadere nel baratro “salvifico” del nazismo. Wilson, che già avevamo gustato in una Butterflay a Bologna tutta giocata sui gesti del teatro giapponese, insiste qui nel gioco della teatralità del gesto, ricorrendo anche alle reminiscenze d’un primitivo cinematografo, e nel culto della parola-espressione. E così siamo al limite della rappresentazione reggiana. Il teatro di Berlino, che ha prodotto “L’opera da tre soldi” naturalmente in tedesco, ci priva del gusto immediato delle parole. Non siamo alla Walkiria wagneriana che è andata in scena alla Scala di Milano con successo convinto ed entusiasta di pubblico e critica. Un conto è la parola-cantata, un altro c0nto è la parola-parlata. E nell’opera di Weill per due terzi la rappresentazione si gioca sul parlato, essendo più, dunque, una produzione di prosa piuttosto che di lirica, come si è voluto far credere. La parola in musica ha tempi di scansione molto più lenti, e spesso ripetitivi, di quanto non abbia la parola-parlata. E dunque è anche più semplice da seguire la sua traduzione. E poi, e questo è il senso delle opere in lingua originaria, mentre in passato si traducevano anche Carmen e Guglielmo Tell, la parola e il suono sono strettamente legate nell’opera lirica e per questo oggi vengono rappresentate così come sono state scritte. Ma qui siamo alla prosa, almeno nella gran parte. Sarebbe come fare Shekaspeare in inglese. E costringere il pubblico più che a guardare la scena e a gustarsi le battute, a cercare con lo sguardo, nel soffitto, e con sforzo eccessivo di collo, la traduzione in italiano, che scorre velocissima. Giusto, non giusto? Al collo, e al torcicollo, del pubblico la non ardua sentenza.

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