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Platone paleocomunista e berlusconiano

26 Gennaio 2011 1.230 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Aveva sempre Socrate in testa. Era stato suo allievo e lo aveva accompagnato a morte. Aveva nella mente il vecchio deambulante ateniese e per larga parte della sua vita ne scrisse. Socrate divenne così protagonista dei suoi Dialoghi. Se Socrate scelse il dialogo parlato, Platone scelse il dialogo scritto, che permise a Socrate di diventare Socrate. Se non fosse esistito Platone, anche Socrate sarebbe stato probabilmente dimenticato (di lui avrebbero parlato solo Senofonte e nella sua commedia Aristofane). Platone, che scelse di diventare filosofo dopo l’incontro con Socrate (prima aveva scritto solo qualche poesia e si era cimentato nella ginnastica e fu proprio il suo maestro di ginnastica a chiamarlo Platone, da platòn cioè ampio, di spalle, di fronte) si chiamava in realtà Aristone. Era d’uso allora cambiare nome come si fa coi cantanti di oggi (Patty Pravo, Renato Zero, Fred Bongusto mica si chiamano così). E così Aristone divenne Platone e uno storico della filosofia dirà: “Tutta la filosofia occidentale altro non è che una serie di note a margine di Platone”. Lui trattò in effetti di tutto: dalla scienza, alla conoscenza, alla metafisica, alla politica. Dopo, i filosofi si specializzeranno e tratteranno solo una di queste discipline. Kant la teoria della conoscenza, Hegel la dialettica idealista, Marx la scienza e la politica. Lui parlò di tutto e per tutto diede una risposta, anche quelle che Socrate non aveva saputo dare. Socrate diceva: “Cerca il bene, ma sai cos’è il bene? Ne sei sicuro?Io ti dimostro che non é così e ti porto al dubbio e all’idea che tu non sai”. Platone ti dice: “Perché tu cerchi se sai? Non ne hai bisogno. E se non sai cosa cerchi, perché cerchi?”. Un bel rompicapo, no? E allora ecco la trovata. Tu cerchi quel che hai dimenticato, tu cerchi quel che la tua anima ha trovato. Cioè tenti di ricordare. Ma cosa? Il tempo di quando la tua anima era fuori dal tuo corpo. Platone è con Pitagora e riprende la sua teoria della metempsicosi. Cioè la trasmigrazione delle anime da un corpo all’altro. E così svolazzando di qua e di là le anime vedono quel che gli esseri umani non riescono a vedere. E cioè il mondo delle idee, che sono situate nell’Iperuranio, cioè dove più in là non si può. Per la verità stò mondo strambo e lontano dove esistono le idee è una specie di aldilà dove esiste il solo bene supremo. E a questo mondo possono accedervi solo gli dei, mentre le anime dei morti possono solo scorgerle come raggi di sole dietro le nuvole. E allora chi in questo mondo può scrutare l’anima se non i filosofi? E per questo che lui, che filosofo era, presenta la sua teoria del governo dei filosofi. Mica scemo. Sarebbe come se un medico inventasse il governo dei medici o un magistrato il governo dei magistrati. Cosa non poi così bizzarra e fuorviante, quest’ultima. Platone così si presenta come il primo e più grande filosofo con evidente conflitto d’interessi. In questo epigono autentico di Berlusconi. Platone dice nella sua politica: “Democrazia, plutocrazia, tirannide, che razza di regimi sono? Qui ci vuole una sorta di governo dei tecnici. Cioè dei filosofi”. Un esecutivo che oggi si potrebbe pensare formato da Cacciari, Vattimo, Stefano Bonaga e qualche altro. Dio ce ne scampi. E chi poteva diventare filosofo secondo il filosofo ateniese? Lui elaborò una sorta di riforma scolastica alla Moratti, fondata sul merito e sulla selezione. Divise in tre cicli la scuola. Nel primo si doveva insegnare ginnastica e combattimento, i più bravi passavano al secondo ciclo dove si imparavano matematica e astronomia. I selezionati passavano al terzo ciclo dove si insegnavano filosofia e dialettica e si rilasciava il diploma di filosofo. Necessario per poter governare le città. Caratteristica dei governanti filosofi era la comunione dei beni e dei figli. Il comunismo di Platone divenne così un punto di riferimento anche per il futuro. Berlusconiano e comunista ? Si, da un certo punto di vista. Platone cercò anche di esportare questo modello e per tre volte andò a Siracusa ospite dei governanti locali. Ma ogni volta ne trovava uno diverso e finiva sempre per essere cacciato e anche imprigionato. Avrà pensato: “Che razza di paese però l’Italia dove i governi cambiano così in fretta…”. Non era arrivato ancora a pensare ai giorni nostri. D’altronde, a forza di stare nell’Iperuranio può succedere…

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