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Mani, manicheismo e bipolarismo

5 Marzo 2011 1.528 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Chi aveva detto che tre è numero perfetto? Qui nasce il culto del due. E cioè del contrasto tra Bene e Male che prende la forma di guerra senza frontiere tra Luce e Tenebre. Parliamo del manicheismo e del suo profeta Mani, predicatore e teologo, da cui nacque anche la sua religione. Una religione perfetta, che aveva dogmi assoluti, precisi, ordinati, molto articolati, un’organizzazione meticolosa fatta di classi diverse di fedeli con corrispettivi doveri e divieti, una teologia fondata su credenze mistiche coniugate con mitologia e astronomia. Mani disse d’aver avuto due rivelazioni. Una all’età di soli 12 anni e l’altra a 24 anni . E proprio in quest’ultima circostanza lasciò la setta dei Battisti e abbracciò la sua nuova fede. Mani era nato nel 215 dopo Cristo nel regno dei Parti e viveva allora nel regno sasanide, cioè nell’attuale Iran. Bene e Male erano categorie astratte e lui diede loro forme naturali: la Luce e le Tenebre. O meglio, il Regno della luce dove regnava il Padre di bontà, e il regno della Notte, dove regnava il Signore oscuro. O di qua o di là, insomma. Una sorta di bipolarismo cromatico. Mani aveva inventato il maggioritario. L’aveva in mano. Chi vince vince tutto, chi perde “ciccia”. I due Regni convivevano distinti e in buona pace, ma ad un tratto il Signore oscuro decise di far guerra all’altro regno. Lui stava di sotto, l’Oscuro, e quell’altro, naturalmente, di sopra. Chiaro. Ognuno dei due regni aveva cinque tabernacoli chiamati eoni, una sorta di pentagono di difesa o di offesa. Quello benefico aveva dalla sua l’Intelligenza, la Ragione, il Pensiero, la Riflessione, la Volontà. Tutte bellissime cose. Quell’altro, dominato dal Signore oscuro, aveva anch’esso i suoi cinque eoni, ma, sentite bene, questi si chiamavano Fiato pestilente, Vento ardente, Oscurità, Nebbia, Fuoco bruciante. Chi vuoi mai che vinca contro il Fiato pestilente che viene richiamato in una vecchia cantilena della bassa padana? “A vaghi, a vaghi, a la fera al Palidan, a cati, la Pepa, la fiola dal magnan. A vaghi,a vaghi, per torla su a baler, a momenti argati l’anima dal gran cha spusa al fià”.  E poi: “O Pepa, o dolce Pepa, cos’è ca t’è magnà, gat li budeli marci o l’vantrun ca va da mal? O Pepa o dolce Pepa, cus’è ca t’è magnà, cat vegna mela cancher, at spus com un orinar”. Il Fiato pestilente s’arrampica impietoso verso il cielo, si spande malefico e s’insinua impietoso e avvolgente tra le nubi, sale ancora più in alto verso la luna e le stelle, s’avverte ancora forte e maleodorante verso il sole e ancora più su, verso l’Iperuranio di Platone, fino a raggiungere il Padre di Maestà che arriccia il naso e se ne esce sogghignando avvilito con un: “Che spusa….”. Capisce che la guerra è iniziata. Capisce che è il suo momento. Fiato pestilente non può avere partita vinta. E reagisce. Emana non profumi e deodoranti, ma Madre di luce dalla quale prende forma una sorta di figlio umano. Il due qui diventa tre. Il padre, la madre e il figlio. Come nella santissima Trinità. Ma non è finita. A sua volta il figlio emana i suoi cinque eoni, opposti ai cinque dell’oscurità e cioè Aria fresca, Vento rinfrescante, Luce brillante, Acqua che domina la vita, Fuoco riscaldante. Ma viene sconfitto e il male ha la meglio in questa partita stile Italia-Francia ai mondiali del 2006, ma solo ai rigori. Per questo alla fine viene persa la ragione e il male trionfa. Come Materazzi su Zidane. Ma c’è la gara di ritorno. L’uomo prega sette volte il Padre di maestà che emana come seconda creazione Amico di luce che a sua volta emana il Grande Bando dal quale viene ancora emanato Spirito di vita. Nasce la seconda trinità. Come Francia –Italia al Parco dei principi o Prodi-Berlusconi nel 2006. A sua volta Spirito di vita emana cinque entità (e non ne citiamo i nomi se no viene il mal di testa). I magnifici cinque arrivano negli inferi, liberano il figlio che venne riportato a Madre di vita. Anche alcuni dei figli di Spirito di Vita aveva ucciso e scorticato i figli dell’Oscurità e li portano a Madre di Vita. Con scarso spirito di carità cristiana costei con le loro pelli formò i dodici cieli. Poi i loro cadaveri furono lanciati sul reame dell’Oscurità e con essi vennero creati otto mondi, le loro ossa ne formarono le catene montuose. E poi via via tutto il resto, dal sole alla luna, alle stelle ai dodici cieli. Padre di maestà non è ancora contento e, come terza creazione, emanò il Messaggero che a sua volta, emanò dodici vergini. Il Messaggero prese la sua residenza nel sole e comandò alle dodici vergini di ruotargli intorno. Chiara metafora del sistema planetario e dei segni dello zodiaco. Il grande universo ora si muoveva ma ancora non esisteva alcuna forma di vita, né piante, né bestie, né uomini. Attraverso processi di oscenità, cannibalismo e aborto presero forma le prime vite vegetali, animali e poi finalmente Naimroel, un demone femmina, e Ashaklun, un demone maschio diedero vita a due bambini: Adamo ed Eva. Finalmente, non se ne poteva proprio più. Dentro il corpo di Adamo fu inserita una sorta di valvola di luce, che era una specie di anima di salvazione, ma anche un enorme quantità di germi di poteri del male e dell’oscurità. Per liberarlo dall’oscurità venne inviato un redentore e cioè Gesù Cristo Ma questo Salvatore non era nient’altro che la personificazione della Luce Cosmica imprigionata nella materia. Per questo motivo il Gesù di Mani era diffuso in tutta la natura, nasceva, soffriva e moriva ogni giorno, era crocifisso su ogni albero e mangiato in ogni cibo. Dopo avere fatto le sue rivelazioni ad Adamo, Gesù lo fece alzare e gli fece assaggiare i frutti dell’albero della vita. Poi Adamo si guardò intorno e pianse. Alzò potentemente la sua voce, come un leone che ruggisce, si strappò i capelli e si colpì il petto dicendo: “Maledetto sia il creatore del mio corpo e colui che imprigiona la mia anima e coloro che mi hanno fatto loro schiavo”. D’ora innanzi, il dovere dell’uomo sarà quello di tenere il proprio corpo puro da ogni corruzione fisica, praticando l’abnegazione ed impegnandosi nel grande lavoro di purificazione cosmica. Raccontate tutta sta storia in giro e vediamo chi può crederci. E invece Mani, che poi finirà perseguitato brutalmente da un re dopo che i suoi predecessori lo avevano amato e riverito, morirà in carcere dopo inumani torture. Ma dopo di lui il manicheismo si diffuse, e prese piede in Asia e in Europa e arrivò anche a Roma dove fu a lungo combattuto dalla Chiesa cattolica e dallo Stato romano che con Teodosio aveva elevato la religione cristiana, nella sua versione cattolica, a religione dell’Impero. Intanto la setta manichea s’era data un’organizzazione speciale. La distinzione di fondo era tra coloro che avrebbero dovuto seguire pedissequamente i cinque grandi comandamenti (Non mentire, Non uccidere, nemmeno animali e piante, Essere puri e non avere dunque rapporti sessuali, Non mangiare mai carne, Godere di una felice povertà, vestendosi di una sola tunica bianca e vivendo di carità). Costoro erano gli Eletti, che non potevano neppure fare lavori manuali e nemmeno cucinarsi il cibo. Per quest’ultima poco nobile attività erano previsti gli Uditori, che avevano anche meno divieti e meno doveri. Dovevano esser virtuosi, non uccidere, non mentire, non fare adulterio, non coniugarsi due volte, ma insomma potevano vivere una vita quasi normale. Il manicheismo coniugava e sintetizzava diverse tendenze di sapore cristiano, mitologico e astronomico che due filosofi antecedenti soprattutto avevano anticipato. Uno era certo Marcione che aveva vissuto nel primo secolo dopo Cristo, e aveva trovato una curiosa sintesi tra ebraismo e cristianesimo, inventandosi la presenza non di un solo Dio, ma di due. Quello ebraico, che non valeva quasi nulla, e quello cristiano, che aveva partorito Gesù. Solo quest’ultimo andava veramente considerato Dio. Amato e venerato. Quell’altro meno, molto meno, anzi per niente. In quest’antitesi egli preannunciava una sorta di scontro tra ebraismo e cristianesimo e tra bene e male. Una speciale forma di bipolarismo premanicheo. L’altro era invece Bardesane, sempre dell’Asia minore. Lui  credeva in un Dio eccelso, creatore del cielo e della terra. Credeva che tale Dio avesse dotato l’uomo del libero arbitrio per permettergli di salvarsi e che avesse creato il mondo da una miscela di bene e male, luce ed ombra. Il catechismo di Bardesane doveva essere una strana miscela di cristianesimo e di riferimenti ai segni zodiacali. Il manicheismo aveva dunque precedenti dai quali attingere. Conviveva con diverse miscele di cristianesimo nelle sue variopinte versioni (da quella ariana secondo la quale Cristo non è uguale al padre, a quella di Sabellio secondo il quale invece Padre e figlio non erano distinti ma aspetti diversi d’un solo essere) che furono poi sconfessate al Congresso di Nicea del 325. Si continuò a discutere sulla trinità, sulla reincarnazione, sui miracoli, sul ruolo del Papa, che non convinse del tutto gli orientali che fonderanno la loro chiesa. E su tutto insomma per secoli si protrassero tesi e controtesi, dogmi e scomuniche, conversioni e persecuzioni che la Chiesa cattolica volle interpretare anche alla luce della mancanza di un potere politico solido. Dopo i Goti di Alarico arrivarono gli Ostrogoti. Odoacre faceva paura solo col nome. Poi Teodorico, che aveva ucciso Odoacre e che si rivelò magnanimo e colto re d’Italia. Tentò Attila, re degli Unni, ma lo fermò papa Leone con una sorta di maleficio. Alarico morì dopo il primo sacco di Roma, voleva fare la stessa fine? Attila capì e se la svignò, ma morì lo stesso l’anno successivo. Leone l’aveva bellamente fottuto. Resta il fatto che il cristianesimo stava cambiando anche la filosofia. Pensate che Aristotele riteneva che Dio pensasse solo a se stesso. Era essere perfetto e non poteva degradarsi a pensare al mondo. Epicuro porta all’estremo questo concetto e ritiene che gli dei se ne fottano altamente di noi. Se no dovrebbero anche proclamare la loro impotenza di fronte al male o essere divinità del male. Invece il cristianesimo propone Dio che diventa uomo. Creò l’umanesimo divino. Un Dio che non solo pensa a noi ma diventa noi. Altro che profeta o messia come pensavano gli ebrei e anche quel Maometto da cui poi nascerà la religione musulmana. La rivoluzione filosofica cristiana era davvero enorme. Ma anche qui, tra il dire (proclamare l’amore, la carità, non uccidere e via dicendo e pretendendo) e il fare (perseguitare e spesso uccidere gli eretici, pensare al potere temporale, usare le peggiori tattiche per raggiungere il potere nella chiesa) c’era di mezzo il mare. Proprio come quello Nostrum che divideva l’Africa e l’Asia minore, dove nacquero Mani ma anche Agostino, e Roma.

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