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Il baco di Bacone

22 marzo 2011 1.147 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Che differenza. Oggi ci sono le gheddafine (le hostess che amano Gheddafi perchè pagate da lui), ci sono le arcorine (le ragazze berlusconiane che amano i soldi e le auto di lusso), allora c’erano Copernico, Keplero, e poi Galilei e Newton. Nasce la scienza, signori. E giù il cappello allora a Copernico, un polacco predecessore di Lech Walesa, che nei primi anni del Cinquecento capì per primo che la terra aveva due moti, e che non era per niente al centro dell’universo, e anche a Keplero, un tedesco che cento anni dopo scoprì tre leggi del moto planetario. E onore a Galileo Galilei, il pisano che nel seicento enunciò la legge della caduta dei gravi e dell’accelerazione, ed elaborò quella d’inerzia e che si recò alla porta del duomo col pendolo in mano (da qui il detto ecclesiastico: “Meglio un morto in casa che un pisano alla porta”). E anche e soprattutto a Newton, che cent’anni dopo ancora intuì, dicono dalla caduta di una mela, che tutti i corpi celesti si attraggono inevitabilmente ed enunciò la teoria della forza gravitazionale universale. Il metodo sperimentale e scientifico si affermò contro il metodo religioso che si rifaceva dogmaticamente alle Sacre scritture e riteneva assurda ogni scoperta che ne negasse le sacre credenze. Il dogma contro la realtà. Come una mia vecchia zia che quando le dimostravi questo e quello alzava le spalle e commentava in dialetto: “Mo mè a gò la mè idea”… Inizia da un aspro conflitto con la Chiesa il progresso scientifico. E Galilei, che venne processato per la sua adesione alle scoperte copernicane ed eliocentriche, dovette anche negare le sue stesse convinzioni. Dicono che di fronte all’Inquisizione abbia bonfocchiato “E pur si muove”. E non si riferiva all’erezione più volte rimpianta da un filosofo come Abelardo, uomo testardo e innamorato di Eloisa, che papà fece spietatamente evirare. No, Galileo era tutto d’un pezzo e s’innamorò solo del pendolo nella sua Pisa. Mentre Newton pensava alla mela, lui amava pendolare seguendo la corda che oscillava di qua e di là. Gli avessero chiesto di rinnegare anche il pendolo avrebbe risposto ancora “E pur si muove”? D’altronde, come scrisse Bertold Brecht nella sua opera teatrale riferita a Galilei: “Infelice l’umanità che ha bisogno di eroi”. Il periodo elisabettiano fu un momento felice per l’Inghilterra, che si nutrì di molti filosofi, poeti e scrittori. William Shakespeare visse in quel periodo e così Francesco Bacone, o Francis Bacon, che era di famiglia altolocata ed entrò anche in Parlamento, ma non ebbe grande successo fino a che visse la regina Elisabetta. Poi divenne Lord cancelliere. Fu accusato di aver preso dei soldi dai querelanti che lui avrebbe dovuto giudicare. Dicono che allora (e sottolineo allora) fosse una cosa normale. E che quel che contava non fosse rifiutare i regali, ma mantenere l’imparzialità. Se uno solo dei duellanti faceva regali, potevi tranquillamente recarti dall’altro invitandolo a fare altrettanto, per via dell’imparzialità. Infatti solo se i regali te li facevano tutt’e due le parti, l’equità era garantita. Bacone tutto era tranne un coglione che si faceva pescare con le mani in pasta per una robetta così. Eppure, lui, dovette proprio a quest’accusa, che si trasformò in una condanna di divieto ai pubblici incarichi, la sua conversione alla filosofia. Anche Craxi ad Hammamet si diede alla pittura e la scultura. Quando si dice “trasformiamo il male in bene…. “. Se non fosse stato mandato in esilio per volontà dei Medici Machiavelli non avrebbe scritto “Il principe”, se non fosse stato in carcere Gramsci non avrebbe scritto le sue Lettere, se non fosse stato imprigionato chi si ricorderebbe di Silvio Pellico e chi leggerebbe le sue Memorie? E senza Santippe Socrate sarebbe uscito così spesso di casa? Il baco di Bacone? Si, ma lui, seppe dal baco cavare la seta. E la volle tessere per noi, suoi posteri. Lui volle scrivere e scrivere ancora ed arrivò a sposare appieno il metodo scientifico e sperimentale. Ed arrivare all’assioma assai conosciuto: “Sapere è potere”. Ci arrivò molto più tardi anche don Milani con la sua “Lettera a una professoressa”, asserendo che senza conoscere molte parole si ha quasi sempre torto. Resta il fatto che dal Cinquecento la filosofia abbandona definitivamente l’Italia e si radica in Inghilterra e poi in Germania. Italiani brava gente, ma poco inclini a pensare? Sì, è vero, la filosofia non è mai stata arte italiana. Nasce in Grecia, i romani ne avrebbero fatto volentieri a meno, poi diviene teologia e qui gli italiani si sprecano. Poi diventa scienza e, tranne Galileo, tutto tace, anche perchè la censura sulle idee nuove resta alta da parte della Chiesa. Poca libertà, poca filosofia. Che è amore per il pensiero, dunque per la libertà. L’Italia diventa regno della pittura e della scultura, anche grazie alla Chiesa che paga bene Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Tiziano e poi Caravaggio. Tutta roba che si vede, mica la filosofia, che è arte astratta e pure pericolosa….Ma torniamo a Bacone. Lui trasferisce il metodo sperimentale nella filosofia e passa dalla deduzione aristotelica all’induzione, fondata sulla ragione. La fede? E’ un’altra cosa. Anzi ci sono due verità non sovrapponibili, per lui. Quella religiosa che non può essere dimostrata e quella filosofica che deve essere dimostrata sperimentalmente. Parla di induzione per enumerazione. E sembra Manheimmer perchè fa tutto coi sondaggi. Quel che è vero è dimostrabile e lo è in base al calcolo delle dimostrazioni. Chi più ne ha, ha più verità. Di contro Francis Bacon parla di idoli che fanno cadere in errore la gente. Sono aspettative che poi si dimostrano false. Ci sono quelli naturali, quelli determinati dalla tirannia delle parole, quelli trasmessici dogmaticamente dalle epoche precedenti e quelli riferiti alle regole imperniate tutte sul sillogismo. Ecco, Bacone è il primo razionalista che s’oppone così drasticamente ad Aristotele che era stato sempre considerato come il principe dei razionalisti. Distratto sulle scoperte scientifiche di Copernico e di Keplero, Bacone non intuì che anche quelle scoperte scientifiche sarebbero entrate in aperto conflitto con le credenze religiose. Non intendo difendere la Chiesa, ma il conflitto era nei fatti. La scienza stava dimostrando la falsità di molti “idoli” cattolici. Non era solo il tema della terra al centro dell’Universo, cioè non era solo la nuova teoria eliocentrica, che spaventava, era l’idea che poco alla volta fosse tutto da dimostrare anche l’esistenza di un dio creatore. Un conto è che queste cose le avessero dette e scritte Aristotele, Epicuro, gli stoici, un altro conto è che per la prima volta venissero sostenute da chi, sia pur dopo mille e cinquecento anni, viveva dopo Cristo. Altro che separazione tra fede e ragione, tra fede e scienza. Bacone aveva un baco? Sì. Non aver compreso, tra le altre, questa elementare verità. Un bacone…

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