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Sala gremita alla presentazione dei libri di Del Bue sul socialismo reggiano

16 aprile 2011 804 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Presentazione del primo e del secondo volume della “Storia del socialismo reggiano” di Mauro Del Bue, avvenuta ieri alla sala dell’Hotel Posta, gremita da oltre centocinquanta persone. Il dibattito, coordinato dal giornalista Pierluigi Ghiggini, ha visto la partecipazione, oltre che dell’onorevole Del Bue, anche degli onorevoli Amadei, Intini, Felisetti e Bernardi. Del Bue, nella sua introduzione, ha richiamato il motivo principale che lo ha spinto a questa ricerca, e cioè la mancanza di una storia organica e completa del socialismo reggiano. Che, Del Bue lo ha specificato, non è la sola storia del Psi, ma quella di un movimento che si è diviso già al momento della sua nascita e che subì poi nuove scissioni e lacerazioni. Del Bue ha ricordato che il solo socialismo non condannato dalla storia, ma anzi da tutti oggi rivalutato e attualizzato, è proprio quello riformista e a Reggio il modello riformista mette in primo piano la figura di Camillo Prampolini. C’era un tempo in cui “fare come a Reggio e fare come in Russia” rappresentavano due punti di riferimento opposti nel movimento dei lavoratori italiano. Poi la storia dei socialisti nella resistenza, un capitolo molto importante perchè risultato di una attenta  e meticolosa ricerca alla quale hanno collaborato nei singoli comuni molti socialisti tuttora viventi. E infine il periodo del primo dopoguerra, caratterizzato dalla figura di Alberto Simonini. Amadei ha voluto ricordare la figura di Simonini, del quale egli stesso si è dichiarato discepolo e ha ricordato un toccante episodio seguente l’89 che lo visto partecipe del dramma di Giancarlo Pajetta dopo la fine del comunismo. Intini ha rimarcato che l’opera di Del Bue è unica nel panorama nazionale, che l’autore ha fatto parlare i personaggi più che se stesso, che Del Bue già era stato protagonista a Reggio della vicenda del Chi sa parli. Bernardi ha sottolineato quel che si definisce la doppiezza di Togliatti, ma anche il suo notevole contributo alla moderazione (spesso il Pci nel primo dopoguerra si trovò su posizioni più realistiche dello stesso Psi), ma ha anche riconosciuto che Saragat nel 1947 aveva ragione. Felisetti ha puntato l’indice su una storia che è oggi senza eredi e ha sollecitato l’autore a scrivere anche un quarto libro sul socialismo, cioè a fare di tutto perchè anche in Italia rinasca una forza socialista consistente.

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