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I costi e la casta

14 Settembre 2011 826 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dimezziamo i deputati, aboliamo il Senato, riduciamo i consiglieri regionali, azzeriamo le circoscrizioni e le province, affettiamo i consiglieri comunali e imbalsamiamo i consigli, tagliamo gli assessori, facciamo la lotta alla casta. E’ tutto casta. E’ casta il Senato, la Camera, la Regione, la Provincia, il Comune, la Circoscrizione. E’ casta il sindaco, l’assessore, il consigliere regionale, provinciale, comunale, il presidente d’una circoscrizione. E chi più ne ha più ne metta. Non è casta invece il magistrato, il funzionario pubblico, il presidente, l’amministratore delegato, il consigliere d’un azienda pubblica, il giornalista (anche i giornali percepiscono finanziamenti pubblici eh..). I costi delle politica? Vanno abbassati, anzi azzerati. Ma solo i primi, perchè è più popolare. Forse va azzerata la politica. E magari anche la democrazia. La facciano gratis, cioè la facciano solo i ricchi. Come Berlusconi e Grillo.Vuoi mettere? Uno solo al comando e basta. Costa meno e magari rende anche di più. Il costo delle dittatura è infinatamente inferiore a quello  della democrazia. Oltretutto si risparmia quello delle elezioni e dei referendum. Il costo-casta sarebbe l’ideale. Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di soldi, di costi, mentre il paese è in ginocchio, mentre c’è chi non riesce ad arrivare alla fine del mese, mentre la manovra chiede sacrifici a tutti. Alloar che diano l’esempio, il buon esempio. La politica è debole come una piuma e di questo dovremmo innanzitutto parlare. E il mancato funzionamento di molte istituzioni fa il resto. Ma perchè non ci occupiamo più che del costo della politica, della sua produttività? E’ un costo uno stipendio, ma se il lavoro è ben fatto (cioè se un deputato o un amministratore riescono con la loro attività a far risparmiare lo Stato e a risolvere i problemi) il costo non c’è più. C’è il vantaggio. Se avevo due piscine con un debito di oltre un milione di euro e adesso, con la gestione privata, il Comune risparmia circa 70omila euro, io sono un costo (un assessore percepisce circa 2mila euro al mese)? Ancora: se la Fondazione dello sport conferisce in gestione alle società sportive tutti gli impianti e il Comune vede diminuiti di altre centinaia di migliaia di euro il loro costo gestionale, anche i dirigenti della Fondazione sono un costo? E ancora. Se riesco a produrre investimenti per fare impianti sportivi senza sborsare soldi del Comune e magari realizzando nove impianti nuovi di zecca, che danno lavoro alle imprese e sono ottime opportunità per la città, di che costo stiamo parlando? Ma voglio anche andare oltre. Se si produce un’iniziativa culturale in città che attrae su Reggio migliaia e migliaia di visitatori che a loro volta recano un vantaggio ai commercianti e agli albergatori, il costo dell’iniziativa culturale è un costo o un vantaggio? Di tutto questo non si parla naturalmente. Forse è troppo complicato. Nel panorama desolante del dibattito su questa questione vengono rimarcati i toni più grezzi e le proposte pià assurde e anche meno vantaggiose per la comunità. Vogliamo portare il dibattito sul costo della democrazia laddove è giusto e non laddove conviene per stimolare gli istinti più bassi? Sarebbe ora. E a coloro che cavalcano la tigre dedico il vecchio proverbio indiano: “E’ facile cavalcare la tigre, il difficile è scendere quando la tigre è in corsa”…

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