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Quoque tu Armstrong…

24 agosto 2012 898 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Armstrong, il corridore texano, capace di vincere ben sette Tour (dal 1999 al 2005), unico caso nella storia del ciclismo (al massimo i suoi predecessori, Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain, ne avevano vinti cinque), ha ufficialmente rifiutato di difendersi nel processo intentato contro di lui per doping. Secondo le agenzie questo equivale ad ammettere la sua colpevolezza. E dunque il campione americano sarà certamente privato delle sue vittorie. Un altro duro colpo per il ciclismo. Dopo i casi Pantani, Basso, Beccia, Riccò, tanto per stare in Italia, dopo i casi Riis, Virenque, Valverde, Ulrich, Contador, tanto per andare all’estero, adesso anche il mito di Armstrong si frantuma nel muro di tante stupide omertà. Sarebbe davvero l’ora di dire la verità sul ciclismo. E la verità è quella che tutti sanno e che nessuno dice. Mi ricorda tanto, questa storia, quella delle tangenti in politica. Tutti sapevano che i partiti si finanziavano (tutti) irregolarmente, ma nessuno lo diceva. E quando alcuni ci rimasero in mezzo, gli altri si scandalizzarono e ne presero le distanze sperando di farla franca. E’ l’immorale storia dell’Epo. Quando questa sostanza non si trovava nel sangue con gli esami di routine era fissato il limite del valore di 50 per l’ematocrito. E così quasi tutti i corridori arrivavano a 48-49 e se superavano i 50, qualche ora prima degli esami, si facevano una bella flebo e via. Se qualcuno superava la soglia, perchè gli esami arrivano all’improvviso, allora costui veniva volgarmente squalificato (chi si può mai scordare la crudele fine di Pantani a Madonna di Campiglio?). Adesso, però, abbiamo superato ogni limite. Chi ha vinto i Tour de France e i Giri d’Italia negli ultimi vent’anni? Sapevamo bene che nessuno poteva correre a pane e acqua. Dovremo, fra un pò, rifare le classifiche. Magari scopriremo che Ulrich (che verrà fermato più tardi) di Tour ne ha vinti altri quattro, che Basso (che verrà fermato dopo) ne ha vinto uno, che Scarponi ha battuto Contador, che Pereiro ha trionfato sul dopato Landis e prima ncora, che Riis è arrivato dietro Ulrich  e Virenque. E forse altro. Ma questo sport può ancora reggere così? Con i processi anche retroattiivi? Che dire di Coppi che prendeva “la bomba” (come la chiamava lui e sostenava che nessuno la rifiutava)? Certo non esisteva l’Epo ma, se ci fosse stato, chi può escludere che anche quei campioni non ne avrebbero fatto uso? Fin dove ci possiamo spingere, allora, nella perdita di credibilità di questo sport e nella distruzione dei nostri miti? E non si dica, per favore, che solo il ciclismo ha deciso di far pulizia. Non lo si dica per due motivi. Perché il ciclismo (forse solo assieme alla maratona, alla marcia e a pochissimi altri sport) è  prevalentemente di fatica e le sostanze vietate che la depotenziano sono assai più decisive che non negli altri sport. E poi non lo si dica nemmeno per un altro motivo. Perché il caso Schwazer è ancora caldo e testimonia che anche negli altri sport le indagini si fanno. E se le infrazioni non sono così di massa come nel ciclismo una ragione ci sarà. Più volte si è sostenuto che negli ultimi vent’anni nessuno avrebbe potuto vincere un grande Giro se non faceva uso di sostanze vietate. Ormai, conti alla mano, arriviamo assai vicini ad annullare tutte le vittorie. Si fa fatica, però, a credere che Pantani fosse dopato nel Giro del 1999 e non nel Giro e nel Tour del 1998, che Riccò lo fosse nel Tour del 2008 e non nel Giro dello stesso anno, che Contador lo fosse nel Giro del 2011 e non in quello del 2009. E allora, una buona volta, diciamo la verità: tutti i corridori hanno fatto uso, in passato, di Epo o di sostanze analoghe. Alla fine i valori, anche se nessuno ne avesse fatto uso, sarebbero rimasti uguali. Mettiamoci una pietra sopra senza false ipocrisie e senza generare mostri e guardiamo al futuro. E d’ora in avanti chi sgarra fuori per sempre.

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