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Perché Nencini ha fatto bene

15 ottobre 2012 646 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Eravamo finiti nel 2008. Avevamo corso da soli, rifiutando nove seggi sicuri nel liste del Pd. Avevamo dato dimostrazione di coraggio e disinteresse ai posti. Contrariamente ai radicali che i nove posti, nonostante il parere contrario di Pannella, avevano convintamente accettato. Il risultato era stato anche più magro delle più nere previsioni. Meno della metà di quel che aveva raccolto da solo lo Sdi alle europee del 1999 e di quel che aveva racimolato il Nuovo Psi a quelle del 2004. Una catastrofe. Per la prima volta nella storia i socialisti (non accadeva, eccettuato il regime fascista, dal 1879) si sono trovati fuori dal Parlamento. Ci voleva molto coraggio e molta fede negli ideali per riprendere il cammino, per non mollare. E così abbiamo fatto. Sapevamo che era difficile, che il percorso sarebbe stato pieno di ostacoli, che era complicato resuscitare ancora, dopo i tentativi di rinascere che si erano moltiplicati dal 1994, Generando anche figliastri. Nencini, e noi con lui, ci ha creduto e da Montecatini ad oggi il lavoro comincia a dar frutti. In tanti ci hanno lasciato in questi quattro anni. Angius, Spini e Grillini che ci avevano appena raggiunto, poi Turci che già era stato nel Pci, ma anche deputato della Rosa nel pugno, e De Michelis, Battilocchio e Marzo che provenivano come me dal Nuovo Psi, ma soprattuto i vecchi generali del sconfitta, anzi della disfatta, da Boselli a Villetti, accompagnati dal buon Antenucci, con l’ex ministro Piazza,  e i segretari regionali Gentile e Zanca, perfino il giovane Mancini che proveniva dai Ds ed è finito nel Pdl. Me ne dimentico altri. Eravamo più soli.  Molto più soli. Ma abbiamo tentato di vivere, riprendendoci la voglia di fare politica, organizzando sit-in, promuovendo associazioni per la democrazia, comitati e tentativi di referendum. Pensando a un partito che era fuori dalle istituzioni, ma non fuori dalla società. E abbiamo seminato una rete di rapporti politici, compiendo anche errori, come fu, almeno per me, quello di dar vita a Sel nel 2009, o di cinguettare con movimenti e temi che si collocavano alla sinistra del Pd, dove per noi ci deve stare solo la laicità. Adesso siamo la terza gamba di un tavolo che esclude sia i neo comunisti, sia i giustizialisti. E abbiamo il compito di aggregare l’area laica e socialista. Un compito storicamente nostro. Ci siamo ripresi non solo la parola, questa non ce l’aveva tolta nessuno, ma anche la politica. Eppure da qualche parte rimbalza ancora l’accusa che ci viene rivolta d’occuparci di posti. Proprio a noi che i posti abbiamo rifiutato nel 2008. E magari da quegli stessi che senza posti hanno levato le tende. Un po’ di coerenza, compagni, non guasterebbe.

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