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Abbado sbatte la porta

11 dicembre 2012 814 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mai che uno lasci senza rancore. Senza l’idea che contro di lui sia in atto una sorta di congiura. Che non sia lui a non essere più in sintonia col mondo, ma il mondo a non essere più in sintonia con lui. Questo avviene ancor più nel teatro, dove la rappresentazione della realtà è sempre assai soggettiva. Capita così che, dopo molti anni, il direttore artistico dei Teatri di Reggio Emilia Daniele Abbado, non più riconfermato, decida di scalpitare e di alzare la voce un po’ contro tutti. Se la prende col consiglio, dove ci sarebbero rappresentanti che da tempo ce l’hanno con lui, col sindaco, reo di aver tagliato i fondi, con l’assessore Catellani, che non frequenta i teatri e le sue prestigiose stagioni e non conosce nemmeno Bob Wilson. Forse bisognava essere più chiari. E magari riprendere quel che scrissi dopo la fine dell’era di Pierluigi Pizzi (che rappresenta tutt’ora il meglio della regia e scenografia teatrale italiana) affermando: “Il nostro teatro è vissuto prima di Abbado e vivrà anche dopo”. Daniele Abbado è personaggio colto e moderno, fresco e anticonformista e a Reggio ha offerto spunti e progetti interessanti. Nello stesso tempo ha compiuto, a mio giudizio, anche scelte discutibili come la cessazione del Premio Masini per giovani cantanti lirici o l’annuale rappresentazione del festival Aperto, clamorosamente disertato dal pubblico. Personalmente mi sento di sostenere che durante la sua gestione delle stagioni liriche, i teatri hanno prodotto e ospitato eventi di qualità eccelsa, altri di scarsa qualità e in taluni casi anche di dubbia qualità. Che un regista trasformato in direttore artistico sia sempre orientato ad acquistare le proprie produzioni con qualche tasso di evidente conflitto d’interessi, passi. Modestamente io, che sono solo figlio di un vecchio fondatore del teatro pubblico reggiano, mi sento di applaudire e ringraziare Abbado per il suo Nabucco e  la sua Butterflay, assai meno per un discutibile e tetro Flauto magico e sopratutto per una Cenerentola che sembrava la pubblicità della cucina Zoppas, Oppure per la decisione di onorare il duecentesimo anniversario della nascita di Wagner proponendo un Anello con 19 orchestrali. E Wagner senza orchestra è come Monet senza colore. Poi esiste il problema della disaffezione del pubblico degli abbonati che nelle stagioni liriche ha quasi sempre disertato il nostro teatro. Pazienza. Se Abbado non accetta le critiche peggio per lui. Noi accettiamo le sue, ma senza offrire l’altra guancia. Personalmente resto ancorato agli anni in cui, senza particolare espianti da fuori, ma con un impiegato del dazio e un ex autista comunale, Reggio è diventata una capitale teatrale d’Italia. Oggi serve di più. Ma salvatori della patria, basta…Leggo che è stato assunto il nuovo direttore artistico, un altro regista. Auguri.

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