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Costituzione: giù le mani da cosa?

4 giugno 2013 1.748 views One CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Questa settimana è stata segnata dall’ennesimo rendez vous di personaggi che si dicono contrari a qualsiasi riforma della Costituzione. E risuona il vecchio adagio del “giù le mani dalla Costituzione”. Come se la Costituzione non fosse già stata emendata ben 37 volte. Con la testa, ma qualche volta anche con le mani, come é avvenuto in occasione della modifica del titolo Quinto. Questa idea che la Costituzione sia un tabernacolo sacro da venerare è quanto di meno logico possa essere concepito. Già nel dibattito alla Costituente si confrontarono democraticamente soluzioni diverse sulla forma di Stato e neppure facilmente riconducibili a collocazioni politiche tradizionali. Com’è noto il Partito d’azione si schierò a favore del presidenzialismo e così alcuni settori della stessa Dc, poi il presidenzialismo divenne cavallo di battaglia della destra, del Msi e anche del comandante antifascista e medaglia d’oro Randolfo Pacciardi. Ritornò ad essere accettabile a sinistra solo dopo la vittoria di Mitterand in Francia con la sua Union de la gauche nel 1981 e il Psi di Craxi, che per primo aveva avanzato l’idea dell’elezione diretta del presidente della Repubblica, ne fu alfiere autorevole. Oggi il tema viene riproposto e variamente interpretato. Come sempre risulta faticoso comprendere quale sia la posizione in materia del Pd, mentre altri, da Barbera a Segni, si schierano apertamente per il modello francese. A favore della politica del “giù mani” sono invece i conservatori e assolutisti di sinistra, da Zagrebelsky, a Vendola, a Landini e anche, forse, a Camusso che in occasione del 2 giugno hanno voluto esaltare non già la conquista della Repubblica, ma il valore di una Costituzione approvata quasi due anni dopo. Giù le mani dal sacrario, dunque. Più o meno gli stessi scandivano analoghi slogan di mani che si volevano abbassate di fronte all’articolo 18 e prima ancora di fronte al valoroso popolo dell’Iraq. Che siano mani pulite alla Di Pietro non importa. Andavano esaltate lo stesso. L’importante è che oggi vengano tenute abbassate di fronte al feticcio. Magari tanto basse da finire sull’attenti o addirittura da tenerle giunte in segno di preghiera. La differenza che esiste tra revisionisti e assolutisti, i riformisti sono sempre tra i primi e i conservatori tra i secondi, è che, secondo i revisionisti, non esiste né un’istituzione, e neppure un valore, che non debba subire una trasformazione alla luce dei profondi mutamenti della società. Si potrà obiettare che valori come amore, giustizia, libertà sono validi in assoluto. Prendiamo tra questi valori quello di libertà. Nel settecento la libertà era essenzialmente concepita come libertà di opinione della nuova classe borghese. Nell’ottocento, col marxismo, è stata esaltata come libertà dal bisogno, coniugata dunque con la rivoluzione industriale che aveva prodotto la nuova classe operaia. Oggi è difficile separare la libertà dai poteri e in particolare da quello dell’informazione, sempre più presente e aggressivo. Il potere dei mass media orienta e a volte determina le opinioni, anche se oggi, grazie a Internet, la rete espande sempre più la sua influenza. Ma anche la rete non è pienamente libera. È coniugata con altre forme di informazione, è spesso nelle mani, ancora loro, di pochi esperti, di personaggi che riescono a finanziarla, a sostenerla, a espanderla. Ed esiste anche un problema di accesso, di preparazione, di divulgazione. Fa ridere il fatto che nelle scuole superiori continuino a vietare l’uso del computer durante le prove scritte. Oggi non ha più senso imparare a memoria. Nel mondo di internet serve assai di più imparare a trovare le notizie e poi saperle selezionare ed elaborare. Manipolare. Ancora le mani nel mondo digitale che servono. Eccome. Come la testa da cui le mani devono prendere ordini. Altro che “giù le mani” e magari anche “giù la testa”. Occorre oggi una grande capacità di adeguamento e di riforma anche della nostra Costituzione che interessi soprattutto la sua seconda parte, ma che non esenti la prima, quella dei valori, da una sua miglior precisazione. E i conservatori, e assolutisti, che tengano le mani e anche la testa al loro posto. Abbiamo bisogno di profonde riforme, non di statiche esenzioni frutto di una sorta di assolutismo istituzionale ed etico.

One Comment »

  • gabriele said:

    Belissimo articolo bella riflessione.Grazie Mauro

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