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Il Grande orecchio

22 ottobre 2013 593 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Siamo alla fase orweliana, moltiplicata per cento. Non nell’immaginario stato di Oceania, ma nella vecchia Europa. Dopo l’esplosione del nuovo caso Datagate in Francia, dove sarebbero state intercettate ben 70 milioni di conversazioni telefoniche, da parte di organismi di sicurezza americani, riemerge e si dilata a dismisura la delicata questione del rapporto tra le nuove raffinate armi tecnologiche e la democrazia politica ed economica. Dopo il Brasile e la Germania, che hanno reagito per primi alle rivelazioni di Edward Snowden, ex dipendente della Cia e della Nsa, l’agenzia di sicurezza americana, adesso un’altra inquietante vicenda scuote l’Occidente e in particolare il rapporto tra gli Stati Uniti e uno dei suoi storici alleati. Certo stupisce che solo dopo la denuncia di Le Monde si sia mosso il governo francese. Pare quasi affiori una rassegnata acquiescenza, l’impotente accettazione delle nuove forme dello spionaggio di massa. Siamo tutti controllati e spiati? Lo sapevamo? In un certo senso si. E a poco valgono le leggi sulla privacy con tanto di autorità delle quali l’Italia si è dotata e sarebbero perfino fuorvianti le leggi sulle intercettazioni, alle quali con o senza leggi piu o meno tutti siamo oggi sottoposti. Ormai le nostre parole sono ascoltate dal Grande orecchio elettronico. Tutto sia sa, anche quello che non si dovrebbe sapere. E chi possiede queste raffinate tecnologie, chi ha il potere e i denari per organizzare questa nuova forma di spionaggio di massa, questo voyeurismo interessato, vince e domina la politica e soprattutto il mercato. Perché quest’ultimo è il primo obiettivo della nuova forma di spionaggio. Sapere tutto sulle grandi aziende, soprattutto nel settore della comunicazione, che è oggi strategica, e avere la meglio. Sarà questa la guerra del futuro? Non produrrà morti? Non è detto. Risale alla necessità di combattere il terrorismo dopo l’11 settembre? Si dice. In realtà risale all’idea di un dominio sul mondo di stampo post militare. Sarà la sfida di domani in un mondo globalizzato, controllato, senza regole, senza segreti. Sottoposto al Grande orecchio che tramuta le parole in potere.

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