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Così parlò Napolitano

3 gennaio 2014 497 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ha cominciato con alcune lettere di disoccupati, di esodati, di impreditori, di giovani in cerca di lavoro. Poi, nel suo messaggio, Napolitano ha tracciato un bilancio preoccupato, ma non disperato, della situazione economica e sociale del Paese. Ha parlato di un’Italia che ha il coraggio di innovare, di accettare le sfide, di competere, di una ripresa necessaria, di uno sviluppo accompagnato da equità. Ha allargato il discorso alla situazione internazionale, alle missioni di pace, ai nostri militari, ai Marò. Ha voluto citare i disastri ambientali, la terra dei fuochi, la questione delle carceri. Ha voluto insistere sul ruolo centrale del Parlamento, sulla necessità di riformare il procedimento legislativo, ma anche, ovviamente, sulla riforma elettorale che è divenuta urgente e necessaria a seguito della sentenza della Corte. Ha affermato che serve un governo che abbia “continuità”, spezzando una lancia a favore di Letta. Il presidente Napolitano ha tenuto per ultime le questioni relative alle polemiche sul suo ruolo. Ha voluto citare lo spirito “distruttivo” di certe posizioni. E poi si è dilungato sulla questione più attesa. E cioè sul cosiddetto travalicamento del suo potere. Lo ha definito “assurdo strapotere”, ricordando il motivo per cui, dopo aver esaurito il suo settennato, è stato richiamano in servizio. Lo ha fatto per evitare “la paralisi istituzionale”. Ma Napolitano ha sottolineato di averlo fatto per “il tempo necessario”. Non un minuto di più. Quando venne rieletto il Parlamento non era in condizione di eleggere un altro presidente. E adesso il presidente ha dichiarato che resterà al suo posto solo il tempo necessario e fino a quando le sue forze glielo consentiranno. Un discorso di alto profilo. Napolitano si è mostrato ancora una volta come il baluardo della nostra democrazia. Le prime dichiarazioni paiono piuttosto scontate. Stonano quelle del solito Brunetta che ha parlato di “uomo solo” al comando, di un Parlamento da sciogliere subito perché delegittimato dalla sentenza della Corte, di uno spreed che è solo speculazione internazionale. Ha tuonato in contemporanea anche il solito Grillo in streaming. Avrà usato le solite frasi, gli improperi e le richieste di dimissioni. Noi non lo abbiamo ascoltato perché pensiamo che il presidente della Repubblica abbia più titolo di parlare agli italiani nel nome dell’unità nazionale, ma anche perché abbiamo rifiutato l’invito a spegnere la televisione, all’appello davvero inusuale e irrispettoso, che mai si era verificato nella storia d’Italia, nemmeno ai tempi della guerra fredda. Un altro preoccupante segnale della crisi politica italiana.

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