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C’é anche il capo dello Stato nell’intesa BR?

11 febbraio 2014 453 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

L’articolo di Alain Friedman sul “Corriere della sera” di oggi è molto di più di una semplice indiscrezione giornalistica. È una campagna contro il capo dello stato, amplificata dal quotidiano milanese collocato vicino alla sinistra finanziaria, e subito ripresa dagli esponenti di Forza Italia. E questo mentre è in corso la richiesta di impeachment di Grillo. Friedman sostiene che già nell’estate del 2011 Napolitano si mosse per convincere Monti a subentrare a Berlusconi. Dunque prima dell’esplosione dell’emergenza spread e assai prima delle dimissioni di Berlusconi che vennero date a novembre. Lo conferma lo stesso Monti che afferma che il presidente della Repubblica gli avrebbe “mandato segnali in quel senso”.

Monti si sarebbe consultato con De Benedetti a Saint Moritz in quell’estate e con Prodi già nel mese di giugno. Immediata la reazione dei capogruppo della Camera e del Senato Brunetta e Romani, che gridano a un’azione preordinata “per capovolgere il risultato elettorale”. Ora la lettura si presta a questa possibile interpretazione. Al di là del fatto in sé, che era noto da tempo, e cioè che Monti fosse sulla plancia di lancio qualche mese prima dell’incarico, perché questo attacco concentrico a Napolitano, perché questa inusitata e mai prima d’ora sperimentata convergenza tra il Corriere e il partito di Berlusconi? Il Corriere che offre un così succulento piatto al banchetto dei berlusconiani è la vera notizia.

Esiste qualche possibile coincidenza col patto elettorale e costituzionale tra Renzi e Berlusconi? Sia bene chiaro. Non credo proprio che nel corso della trattativa tra i due sia mai emersa la questione del cambio al Quirinale. Come mai però pochi giorni orsono Napolitano si è sentito in dovere di difendere la sua scelta di puntare su Monti e su Letta precisando che si trattava di scelte suggerite e condivise da maggioranze parlamentari? La logica della deduzione porta a una conseguenza. L’attacco al Colle non è più una costante del centro-destra berlusconiano che pure aveva votato a favore della riconferma di Napolitano. Ma ha iniziato a fare autorevoli proseliti anche nel campo opposto. Perché? A questa domanda vorremmo rimandare ulteriori approfondimenti.

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