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Pasqua di resurrezione

18 aprile 2014 1.374 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ma si, alla fine un partito del Pse sarà alle europee il primo partito italiano. Che si chiami Pd e non Psi è per noi motivo di rammarico. Ma il tempo ha già emesso i suoi verdetti. Noi socialisti abbiamo vinto nella storia e gli ex comunisti, e parte degli ex democristiani, sono diventati socialisti, almeno in Europa. Ma non abbiamo vinto nella politica per gli errori nostri e per le conseguenze di una rivoluzione giudiziaria strabica. Naturalmente, dopo vent’anni, è inutile dolersene. Resta la nostra volontà di non mollare.

Siamo un grumo che resiste e che tenterà anche nei prossimi anni di contaminare di sé un’area più vasta. Non tanto sulle ragioni della storia che sono abbondantemente a nostro favore (ricordo ancora l’ammissione dell’ex guru veltroniano Goffredo Bettini al nostro festival nazionale quando esclamò, tra gli applausi persino stupiti della platea: “Voi avete vinto nella storia”, una frase che era anche un incentivo a non crogiolarsi delle buone ragioni passate e a guardare ai problemi dell’oggi), ma anche su molte delle questioni tornate sul tappeto della politica.

Noi oggi non vantiamo una originalità su tutto, ma riteniamo di essere rimasti i soli, adesso Renzi ci sta imitando e ne siamo contenti, a porre tutti e due i conflitti d’interesse della cosiddetta seconda Repubblica, e cioè quello, evidente alla sinistra, di Berlusconi, e quello, evidente alla destra, dei magistrati. Lo scontro tra questo opposto conflitto ha animato la storia del ventennio trascorso, ove l’opposto conflitto si è venuto a configurare come il vero bipolarismo. Che si possa arrivare al suo superamento, e cioè al ritorno alla politica fondata sul confronto dei programmi, è anche questo motivo di soddisfazione per le nostre battaglie ventennali.

Così come con soddisfazione deve essere considerato l’avvio della riforma istituzionale e costituzionale, della cui esigenza fu proprio Bettino Craxi per primo a farsene carico nel lontano 1979. Certo questa riforma, soprattutto la legge elettorale proposta, è inadeguata e anche contraddittoria. Restano tutte le nostre osservazioni critiche su quel che abbiamo denunciato come la nascita della “minoranza assoluta”, “il furto del voto” e il “parlamento dei nominati corti”. Tutto questo è certo il risultato di mediazioni tra posizioni diverse di Pd e Pdl. Ma siamo finalmente arrivati al dunque. Anche su Senato e Titolo quinto, l’obbrobrio della revisione ulivista.

Finalmente si può parlare anche di una proposta economica e sociale che non sia solo frutto di una concertazione delle forze in campo, ma di una coraggiosa decisione del governo. Come fece Bettino Craxi nel 1984, se decidere bisogna per il bene del Paese, che si decida. Siamo ancora agli annunci, sia ben chiaro, ma la direzione di marcia è giusta. Tagli alle spese, diminuzione dei costi della politica, tagli agli stipendi dei manager di Stato, richiesta di sacrifici a chi ha di più, minori tasse, più flessibilità nel lavoro unita a maggiore protezione sociale. Ma non era questa la ricetta anche di Biagi e Ichino? E in cosa differisce da quel patto sociale che il governo Craxi propose alle parti nell’ormai lontano 1984?

Non abbiamo certo manifestato solidarietà a Renzi per il colpo basso riservato a Letta. Mai verificatosi nella storia della Repubblica, almeno in quei modi. E non gli abbiamo manifestato simpatia quando, per sfidare Grillo, Renzi ha assunto gli stessi argomenti e nel medesimo modo. Però riteniamo di dove sottolineare anche quello che di Renzi si può iscrivere a pieno titolo nel solco delle nostre intuizioni. Se si vuol celebrare una Pasqua di resurrezione per i socialisti, si pensi quel che rinasce oggi. Non un partito come tanti compagni desidererebbero, ma un’insieme di idee delle quali i socialisti italiani sono stati precursori. È meglio o peggio che veder rinascere un partito dopo una sequela di errori del passato?

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