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Questo andirivieni di Greganti

15 maggio 2014 547 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ricordo bene che in una festa dell’Unità vendevano le magliette con la scritta “Viva Greganti”. Se avessero creduto che i soldi se li fosse tenuti per sé ne avrebbero vendute molte? Di più. Il compagno G, noto a Torino come militante di indiscussa fede che si occupava di finanziamenti al partito, venne sospeso dal Pci-Pds, ma poi riammesso al partito. Era considerato un faccendiere? Nella sua sezione gli era stata data la tessera del Pd, e adesso gli è nuovamente stata sospesa. Perché? Non sapevano cosa Greganti facesse? Ma non era sempre lui, utilizzato per le stesse cose di prima? Ecco quel che non mi piace: l’ipocrisia. È una ipocrisia devastante che ha coperto gli occhi a magistrati, giornalisti e politici. Questo andirivieni di Greganti dal suo partito che si propone nelle parti di un Catullo che non può vivere “nec tecum nec sine te”, è perfino surreale. È un viaggio di andata e ritorno costruito sulla menzogna

Una volta alla settimana Greganti era a Roma e si recava al Senato. A fare che? A bere caffè alla bouvette? A partecipare a qualche cerimonia commemorativa? Di una cosa sono certo. Che il compagno G non dirà nulla neanche stavolta. Racconterà che lavorava per sé solo. Spero che almeno questa volta ci risparmino le magliette. Dirà di aver avuto qualche consulenza legittima dal movimento cooperativo, data la sua alta professionalità di manager. Dirà che al Senato incontrava solo cooperatori per bene. D’altronde chi lo sa, magari pure loro sono previsti nella futura riforma dell’istituzione. Greganti è la cattiva coscienza di Tangentopoli uno. Non lo dico per ansia di vendetta rispetto a un’operazione che ha visto travolto il nostro partito. Lo dico per amore di verità. Se Greganti avesse detto quel che sapeva sarebbe crollato anche il Pci-Pds e tutta l’operazione avrebbe assunto un diverso orientamento e significato.

Oggi sono trascorsi vent’anni e Renzi ma neanche Cuperlo c’entrano qualcosa con quelle responsabilità. Non mi posso ancora dimenticare il senso di frustrazione e di umiliazione di tanti socialisti in quegli anni di gogna. Se c’è un motivo forte per il quale ho continuato a fare politica in questi vent’anni, io che non sono mai stato raggiunto da provvedimenti giudiziari, è stato proprio questo. Quello di non cedere a chi ci voleva morti. Per vergogna, ma in realtà perché abbiamo avuto ragione nella storia. Anche se non siamo stati certo esenti da errori politici e da comportamenti sbagliati. Forse non è ancora il tempo di scrivere la storia di questo ventennio. Di una cosa sono certo. Chi costruisce il suo futuro sulla menzogna non può costruire nulla di buono. Questo purtroppo è successo per la politica della cosiddetta seconda Repubblica. Tra le macerie della prima c’era il sale dell’ipocrisia.

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