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A proposito di divorzio breve

4 giugno 2014 1.162 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La legge sul cosiddetto divorzio breve, approvata alla Camera, è passata al Senato. Vale la pena svolgere alcune riflessioni anche perché, quando si affronta la questione del divorzio, si parla di una conquista voluta dal Psi e di una legge firmata da un grande socialista come Loris Fortuna. Devo dire che mi pare cosa giusta aver reso più breve, portandolo a sei mesi, il tempo per ottenere lo scioglimento del vincolo matrimoniale, che era prima a cinque, poi a tre anni. Si tratta di un tempo europeo. Non comprendo invero le obiezioni dei contrari e nemmeno quelle dei perplessi. Essi ritengono che il tempo che intercorre tra una separazione legale e lo scioglimento del vincolo sia troppo breve e che una ricongiunzione dei separati risulterà sempre più improbabile.

Si tratta in realtà di una tesi alquanto originale. Si continua a confondere separazione e divorzio. Che proprio non hanno nulla a che vedere. Non è che, dopo l’approvazione della legge sul divorzio, si sono incentivati matrimoni più a rischio, né che abbreviando i tempi del divorzio allora la gente sarà più avvezza a separarsi. Un’idea di unione tra uomo e donna fondata su coercizioni e vincoli è davvero fuori dal mondo e anche pericolosa. Afferma la necessità di unioni forzate e non condivise, con gravissimi conseguenze per i coniugi e soprattuto per i figli,

Ma veniamo al merito. Il divorzio che si può ottenere dopo un periodo di tempo più breve mica è obbligatorio. La separazione può continuare se si intravvedono margini possibili di ricomposizione. Anche qui emerge una idea di coppia fondata sulla scelta indotta e non libera. La sola possibilità di ottenere il divorzio, secondo Giovanardi ma anche altri esponenti del centro-sinistra di origine integralista, potrebbe stimolare l’addio definitivo. Ma suvvia, signori, ma dove vivete? Tra un po’ vi manderemo a lezione di laicità dal papa…

In realtà il divorzio è proprio funzionale alla famiglia. Intanto perché permette di formarne un’altra. E poi perché assicura la fine di conflitti senza tregua tra i coniugi e una normalizzazione del rapporto con benefico effetto sui figli, spesso alle prese con dissidi infiniti di ordine economico e affettivo. Certo si può fare qualcosa di più per assicurare più stabilità alle famiglie e cioè attenuare i problemi economici delle coppie che spesso sono fonte di squilibrio e di conflitto.

Sulla casa, sugli assegni familiari, sul diritto ai servizi per l’infanzia e alla scuola, ma anche sul lavoro il cantiere è aperto. Non declamando sulla presunta sacralità della famiglia, quando invece spesso la famiglia è la sede dove si compiono le più gravi violenze, quando non le più orrende stragi. Di quale famiglia parlano gli integralisti che mirano solo a restare in pace con l’osservanza dei loro dogmi? A loro interessa l’unione, a noi la serenità, la felicità, la libertà della coppia. Una unità familiare obbligata è peggio della separazione, per i coniugi e per i figli.

È il tempo oggi, semmai di nuove battaglie laiche. Perché non riprendere quella, a proposito della famiglia, delle unioni civili? Solo in Italia i non sposati che convivono non hanno alcun diritto. Siamo rimasti soli, dopo l’infelice tentativo dei Dico. E che fine ha fatto la legge sul testamento biologico? Perché non riprendere almeno il testo tedesco che la Cdu ha accettato senza gridare all’eresia? E sulla fecondazione eterologa, accettiamo il fatto che la logica e la legittimità siano state proclamate dalla Corte dopo che il Parlamento aveva legiferato una legge assurda e discriminatoria? Penso che su questi temi esista ancora spazio per una forza socialista e liberale. Penso che i nostri parlamentari debbano impegnarsi con determinazione per affermare i nostri valori di sempre.

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