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Il presidenzialismo “cioè” e la scissione di Sel

21 giugno 2014 513 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nel sessantotto due erano gli intercalari privilegiati, uno era “dico” e l’altro era appunto “cioè”. Quando si iniziava un discorso vago del quale non si conoscevano bene i contenuti i “cioè” spuntavano come i funghi. Immagino che si moltiplicheranno nell’incontro tra la Boschi e Romani. I due dovranno trovare un accordo sulla riforma del Senato, che pare dietro l’angolo, forse parleranno anche di Italicum e di Titolo quinto. Poi inizieranno i “cioè” quando, immagino, la Boschi chiederà a Romani lumi sul presidenzialismo. Magari il tema verrà trattato superficialmente, quasi come un accidente secondario. O magari non verrà trattato affatto. Come se il caso non esistesse. La forma di Stato rispetto agli stipendi dei senatori, ma che importanza ha? Cioè…

Quel che conta è fare. È un verbo che accomuna Renzi e Berlusconi, anche se il secondo ha proclamato, ma fatto assai poco. Dunque si porti a casa il passaggio dal Senato al Senatino non eletto, coi consiglieri regionali e i sindaci non pagati (ma qualcuno dovrà pure rimborsarne le spese) e con poteri di doppia lettura limitati e senza voto di fiducia. E contemporaneamente inizi la raccolta di firme per il presidenzialismo. Noi potremmo iniziare quella per la Costituente, per il bene dell’Italia e delle sue più organiche e coerenti riforme. Ma si sa, mai come oggi, il bene è lontano dal possibile.

Poi due interessanti novità: l’ennesima reazione corporativa dei magistrati sull’età pensionabile, unica categoria che la vorrebbe più alta (vorrei occuparmene nell’editoriale di domani, che scriverò prima di tifare Italia) e la divisione che pare ormai irreversibile di Sel. Quest’ultima potrebbe interessarci da vicino. Il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, ex pupillo di Fausto Bertinotti, ha rassegnato le dimissioni per divergenze sul rapporto col governo Renzi. In realtà la divisione, che coinvolgerebbe i vendoliani da un lato e la minoranza, riguarda ben altro. Si manifestò già al congresso quando una corposa componente intendeva schierarsi nell’ambito delle forze socialiste. Se quest’ultimo fosse uno dei temi dominanti noi potremmo prendere contatto con questi possibili fuoriusciti e costruire con loro un polo per dialogare da posizioni di maggiore consistenza col Pd.

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