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Telemaco, Anchise e il rigore

3 luglio 2014 850 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ha consegnato un intervento scritto, poi ha preferito, come suo solito, parlare a braccio. Delle due l’una. O fatica a leggere o sceglie di parlare senza leggere perché è più incisivo. Optiamo per la seconda soluzione. Al di là delle forma, quasi inaspettata è esplosa la polemica al momento del suo insediamento alla presidenza dell’Ue, tra Renzi e la Germania di Schauble, ministro delle finanze del governo tedesco, e soprattutto di Weber, capogruppo Ppe. Può anche essere che i due dirigenti del Partito popolare siano “cani da guardia” della Merkel e che il nostro giovane presidente del Consiglio si senta rassicurato dalle garanzie sulla flessibilità offerte dalla cancelleria tedesca, ma se il battesimo europeo di Renzi viene ricordato da tutti come quello in cui è esplosa quest’ aspra polemica, qualche ragione ci sarà.

Poiché lo scontro è stato sul rigore o sulla flessibilità, allora sarà bene ricordarne il senso. Qual’è il pensiero dei tedeschi, ma anche degli olandesi, dei finlandesi? E’ che nuovi debiti siano da scongiurare, che l’Italia debba fare le riforme promesse, che la flessibilità era già prevista nel Patto, e che, sottolinea il ministro delle finanze Schauble, l’Italia non ha utilizzato i miliardi messi a disposizione coi Fondi europei. Quest’ultima annotazione è purtroppo vera e lo stesso presidente del Consiglio l’ha più volte ribadita. Difficile utilizzare dunque la flessibilità sui fondi aggiuntivi a quelli europei, come auspica Delrio, se non si spendono neppure quelli europei.

Renzi ha risposto bene. Ha difeso i diritti italiani e respinto la lezione impartita dai rigoristi. Ha anche contrattaccato sul fronte tedesco, dichiarando di non accettare lezioni di rigore “da chi ha ottenuto non la flessibilità ma lo sforamento del tetto”. Cioè la stessa Germania, mentre la Francia ha potuto superare abbondantemente il 3 per cento nel rapporto tra deficit e Pil. Resta a mio parere il tema di fondo. L’Italia non ha problemi sul deficit, ma sul debito che è il più alto, dopo quello della Grecia, in rapporto al Pil. E che continua ad aumentare. E il problema sta proprio qui. Nonostante i tagli di spesa il debito continua ad aumentare a causa della mancata crescita.

Possono davvero pensare i signori rigoristi ad oltranza del Ppe che il debito si raffreddi con un’Italia in recessione e solo con nuove riduzioni della spesa? In quest’ultimo modo quali ulteriori rischi anti europei correrebbe il nostro Paese? Difficile non convenire che gli investimenti, almeno alcuni investimenti, siano necessari per riprendere se non a correre almeno a camminare. Si rendono conto i rigoristi a oltranza del significato del voto in Francia, in Inghilterra e anche in Italia dove al Pd di Renzi è stato consegnato il testimone della speranza, ma domani potrebbe essere trasformato in quello della delusione?

Non c’è tempo da perdere. Ma sì, siamo tra Odissea e Eneide. Non so se questo bagno nei poemi classici sia un omaggio a un vecchio paese che sta anche peggio di noi, oppure solo un richiamo simbolico. Dobbiamo compiere un viaggio denso di incognite, ma alla fine ci sarà un approdo e forse la nascita di una nuova, grande città. Ma se la generazione di Telemaco, figlio di Ulisse, rivendica il diritto alla speranza e al futuro, anche quella di Ascanio, figlio di Enea, non è da meno. È vero, l’Europa ha il volto di Anchise, padre di Enea, mentre lascia Troia dopo la sconfitta. Il tracollo cominciò con la famosa truffa del cavallo che sembrava un dono. Ai troiani dissero di star sereni. E invece…

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