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Quando l’Unità voleva liquidare l’Avanti

7 agosto 2014 551 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Abbiamo dichiarato piena e convinta solidarietà ai lavoratori de l’Unità che rischiano di perdere il posto di lavoro e sostenuto che quando chiude un giornale, e per di più un giornale che rappresenta una storia, questo è un momento triste. Eppure la storia bisognerebbe conoscerla. Anche quella che l’Unità per tanti anni ha rappresentato. E soprattutto conoscere i propositi politici della nascita di uno strumento di comunicazione politica così significativa. Abbiamo scovato, a tale proposito, un saggio di Fidia Sassano, che nel 1924 era un giovane comunista, peraltro proprio nel febbraio di quell’anno inviato a Leningrado in una scuola di partito. Il saggio è pubblicato su “Il mulino” del settembre-ottobre 1924 e tratta proprio della fondazione de l’Unità di Gramsci fino alle leggi speciali di Mussolini, seguite al suo attentato di Bologna del novembre del 1926, quando le leggi speciali del regime sospesero la pubblicazione di tutti i giornali antifascisti.

In quel saggio Sassano, che poi lascerà il Pcdi e diverrà un militante socialista, precisa testualmente: “L’Unità nasceva per conseguire questi obiettivi: 1) La conquista al Pcdi del proletariato milanese in particolare e più in generale della classe operaia del Nord. 2) La liquidazione, fra gli strati popolari, del Partito socialista e del suo giornale Avanti, portando a compimento l’opera di distruzione della grande tradizione libertaria e socialista compiuta dal fascismo, nella certezza che il terrore fascista mai avrebbe conquistato i lavoratori. 3) L’impostazione di una politica di fronte unico volta a realizzare questi scopi, superando però lo smaccato settarismo bordighiano, che quella stessa politica svuotava in partenza, donde la necessità di bolscevizzare il partito e di vincere l’infantilismo di sinistra che ancora lo caratterizzava. 4) L’impostazione di una politica di alleanza fra i contadini del Sud e gli operai del Nord sotto la guida dei comunisti”.

Bisogna precisare a tale proposito che il 1924, oltre ad essere l’anno della scomparsa di Lenin, rappresenta la fase in cui vengano assorbite le nuove linee strategiche lanciate dal quarto congresso dell’Internazionale comunista, contestate da Bordiga e dalla maggioranza dei comunisti italiani, contraria alla politica del fronte unico e del governo operaio e rinserrati in un estremismo dogmatico ed elitario. Gramsci era l’uomo dell’Internazionale comunista in Italia e l’ordine di fondare il nuovo quotidiano “per controbilanciare l’influenza dell’Avanti sulle masse” viene impartito dal Presidium dell’Internazionale comunista, con lettera a firma Otto Kuusinen, in data “Mosca 5 settembre 1923″ e indirizzata al Comitato centrale del Pcdi.

Nella lettera, oltre a sostenere la necessità di controbilanciare il peso dell’Avanti, si sosteneva: “Il giornale che deve apparire senza un’etichetta di partito sarà redatto in comune da appartenenti al Pdci e alla corrente fusionista del PSI”. Era chiaro il riferimento a Serrati e a quanti avevano in testa la liquidazione del PSI a cui si contrapporrà proprio nel 1924 Pietro Nenni. Abbiamo voluto ricordare questo avvio del giornale comunista non certo per rinfocolare polemiche di novant’anni fa. Ci mancherebbe. Il 1989 ha fatto piazza pulita delle ragioni e dei torti, anche se in Italia pare che le ragioni siano diventati torti e viceversa. Lo abbiamo fatto solo per amore di verità. E perché, quando si parla di storia, si abbia la modestia di studiarla. Ogni riferimento a Renzi é puramente casuale.

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