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Le due agende, di Renzi e Giavazzi

9 Agosto 2014 844 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Abbiamo esposto in un editoriale precedente l’agenda di Renzi, con la sequela delle riforme previste nei mille giorni a seguire. Nell’editoriale di oggi sul Corriere Francesco Giavazzi propone la sua e mi pare piuttosto interessante richiamarla oggi. A giudizio di Giavazzi Renzi sta dedicando troppo tempo alle riforme istituzionali e poco a quelle economiche, nel momento in cui l’Italia sta perdendo terreno rispetto all’eurozona. Giavazzi richiama i dati Istat per il mese di giugno sull’occupazione che segnalano un’ulteriore perdita di 26mila posti di lavoro rispetto al giugno precedente. Mentre negli altri paesi europei la disoccupazione ha cominciato a scendere in Italia rimane sopra il 12 per cento (prima della crisi era al 6 per cento).

A giudizio dell’economista milanese occorre agire sia sul lato dell’offerta sia su quello della domanda. Sull’offerta il provvedimento principale sarebbe la sostituzione dei contratti a tempo determinato e indeterminato col contratto unico a tutele crescenti, dunque il Jobs act di Renzi. Ma dopo quattro mesi questo provvedimento è fermo. In poche settimane si è approvata la riforma del Senato in una Camera. Non si capisce perché il Jobs act non possa essere approvato da Camera e Senato entro la fine di settembre. Poi, sul mercato del lavoro, esiste una sorta di discriminazione femminile che va sanata. L’impiego delle donne in Italia è di dieci punti sotto la media europea. Si dovrebbero sostituire gli assegni pagati per un coniuge a carico con contributi diretti alla donna con figli che lavora. E infine, anche alla luce della legge delega sulla ridefinizione del sistema fiscale approvata nel marzo scorso, il governo potrebbe nominare subito una commissione tecnica e chiedere riposte entro metà settembre,

Sl piano della domanda, la ricetta è secca. Bisogna abbattere la pressione fiscale. Gli ottanta euro vanno resi permanenti ed estesi, costano 10 miliardi l’anno, lo 0,6 del Pil. Ma per avere effetti decisi sui consumi servono almeno 2 punti di Pil. Cioè trenta miliardi. Cottarelli stima possibili tagli per trenta miliardi in tre anni, Giavazzi ritiene necessari trenta miliardi subito. Questa diminuzione ci porterebbe oltre il 3 per cento, ma si potrebbe e dovrebbe ottenere un placet da Bruxelles se presentata in questo contesto.

Questa la ricetta e questo il calendario di Giavazzi. Magari non antitetico a quello di Renzi se non nei tempi e in particolare sui trenta miliardi subito da riversare sul taglio delle pressione fiscale, per riavviare la ripresa. Personalmente, non sono un economista e cerco solo di ragionare, sono convinto che in Italia non si possa più tentennare. Tra gli economisti è d’uso esporre ricette molto nette: un taglio forte della spesa, una patrimoniale sui beni e i depositi bancari, un superamento dei vincoli europei sic et simpliciter contestando la politica del rigore (mi pare quest’ultima la posizione di Stefano Fassina). Certo tra queste tre impostazioni Renzi deve scegliere. Hic rodus, hic salta. I baci e gli abbracci di Maria Elena Boschi al Senato, sempre ben accolti, possono portare all’ottimismo di facciata, ma il Paese non sta sorridendo. All’Italia serve una scelta di fondo. Siamo oggi un’eccezione negativa dell’Europa, tra poco potremmo trasformarci in un peso insopportabile.

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