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Perché adesso tutti contro Renzi?

4 Settembre 2014 1.154 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

L’articolo di domenica di Eugenio Scalfari su Repubblica, quello di Di Vico sul Corriere, oggi il pezzo di Turani su Carlino-Nazione-Giorno. Nel mezzo le dure parole di Giorgio Squinzi, dopo il venerdì nero e i dati Istat tutti negativi su sviluppo e occupazione. Improvvisamente la grande stampa e la grande industria si è trovata compatta contro Renzi dopo averlo apertamente appoggiato, lodato e vezzeggiato. Questo a me non piace. Per nulla. Diciamo la verità. O i nostri soloni credevano veramente alla bacchetta magica di quello che Scalfari definisce Pifferaio piu o meno magico e allora erano i pifferati, i facili creduloni del miracolo in un mese, gli illusi che bastasse cambiare Letta con Renzi e tutto si sarebbe sistemato. Oppure ci sono forze importanti che improvvisante hanno voltato le spalle al nostro giovane e vulcanico presidente. Tutte insieme e puntando su un nuovo e meno giovane presidente e un nuovo governo.

Che ci sia una situazione gravissima, e che però non si dovesse pensare che in pochi mesi la si sarebbe potuta ribaltare, era ed è evidente. Che per tentare di uscire dall’imbuto nel quale ci troviamo servissero provvedimenti che ancora non si vedono è altrettanto chiaro. Da mesi Giavazzi, Alesina, lo tesso Turani, ma anche Draghi, sottolineano l’urgenza delle riforme. Soprattutto di quelle fiscali, un provvedimento cioè che abbassi radicalmente le tasse sul lavoro e sulle imprese, solo parzialmente rammendato da tagli di spesa. Oggi è troppo facile ironizzare sulla vendita delle auto blu. Peccato che quando avvenne tutti coloro che oggi si lasciano andare a commenti sarcastici applaudirono compatti. Come a una trovata geniale del nuovo messia antipolitico.

Il punto fondamentale è dunque il contestuale abbassamento delle tasse e qualche incisivo taglio di spesa pubblica, magari unito al cosiddetto Jobs act, che farà impazzire il sindacati. Inutile aggiungere al facile sarcasmo sulle auto blu anche il supposto taglio di province e del Senato. Si sono tagliati, questo noi lo ricordiamo dall’inizio, solo organi elettivi e i corrispettivi rappresentanti con emolumenti. Robetta. Certo se anche lo Sblocca Italia si rivela un buco nell’acqua, con 3,9 miliardi al posto dei promessi 43, dei quali solo cinquecento milioni disponibili tra adesso e il 2015, non si può che manifestare preoccupazione. Ma il problema semmai è che erano eccessive le promesse di Renzi, più che non deludenti i risultati. Per dirla alla Bersani gli asini non volano. Ed è anche pericoloso creare illusioni che poi diventano devastanti delusioni. Ma il problema è non di trovarsi mai tra gli illusi. L’esperienza ci ha tenuto lontano da questa dimensione dell’anima.

Adesso però attenderei per emettere quei giudizi così apocalittici dei nostri padroni del vapore. Che Renzi tra settembre e ottobre approvi, non mi stupirei se per decreto, il taglio delle tasse più corposo della nostra storia repubblicana, che ci faccia uscire dalla retorica del 3 per cento, quasi fosse il sacramento di una nuova religione. E si producano tagli nella spesa, tra aziende locali e nazionali da sopprimere, ma mi raccomando non quelle che producono utili, dismissioni di rilievo di patrimoni immobiliari e azionari, revisioni dei centri di spesa, in modo che la fuoriuscita dai vincoli europei sia accompagnata da fondate speranze di rientrarvi al più presto marcando il ritmo di un nuovo sviluppo.

Leggo che la Markel richiama Draghi alla politica del rigore. Deve stare attenta la cancelliera tedesca, perché la Germania, questo è l’elemento di novità della situazione economica europea, contrariamente alla Spagna, ha frenato il suo sviluppo, tanto che nel secondo trimestre del 2014 il Pil tedesco segna un indice negativo. La questione ucraina, con la chiusura delle importazioni di rilevanti prodotto della Russia, vi ha certo influito. Dovesse esplodere una nuova guerra del gas, non so come andrebbe a finire. Anche la ricca Germania è in Europa e non è l’Europa. Che un più equilibrato e armonico sviluppo dei paesi comunitari possa aiutare anche la Germania dovrebbe essere ormai consapevolezza della signora in giallo (rosso e nero)…

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