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Ancora due parole (affettuose) sui nostalgici e i dogmatici

25 settembre 2014 591 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sono soddisfatto delle riflessioni, anche critiche, che si sono sviluppate sul mio ultimo editoriale, a cui ho dato volutamente anche accenti provocatori. Devo molte risposte, molti chiarimenti. Sono davvero ancor più convinto, però, che alcuni interventi si possano tranquillamente, e senza offendere nessuno, qualificare come nostalgici e altri come dogmatici. Dunque io ho dato qualche suono di tromba e loro sono usciti fieramente allo scoperto. Così ritorno ai concetti fondamentali che a mio giudizio dovrebbero ispirare la nostra comunità politica. Che deve restare aperta, sia ben chiaro, anche ai nostalgici e ai dogmatici, ma non diventare mai né nostalgica, pena il venir meno di una funzione politica, né dogmatica, pena l’annullamento della propria identità.

Dico la mia sul rapporto col passato. Anch’io sono rimasto vittima incolpevole sotto le macerie del Psi e in questi vent’anni ho partecipato a molti tentativi di rianimarlo. Ho anche avuto la soddisfazione di rientrare in Parlamento con lo stesso simbolo col quale ne ero uscito, unico caso in Italia. E di tornare ad assumere ruoli istituzionali, che pensavo chiusi per sempre. Tuttavia in questi vent’anni anch’io non sono riuscito a dare un contributo attivo e definitivo alla ricostituzione del Psi. Noi abbiamo creato diverse organizzazioni socialiste, non il Psi. Le abbiamo collocate a sinistra, “perché i socialisti non possono che stare a sinistra”, a destra, “perché i socialisti non possono stare coi loro aguzzini”, in autonomia “perché i socialisti non possono allearsi né con la destra, né con questa sinistra”. Tutti uniti o tutti divisi, ma ogni volta come se fosse quella buona. Bisognerà pure arrivare a capire che in questi vent’anni non sono rinati il Pci, la Dc, il Psdi, il Pri, il Pli. E che anche il Psi non poteva rinascere così come lo avevamo conosciuto.

Questo per me è l’essere nostalgici. Desiderare cioè una cosa impossibile, frustrarsi perché questo desiderio non si realizza. Polemizzare, dividersi, angosciarsi perché il passato non ritorna. Altra cosa è il giudizio sui gruppi dirigenti che può benissimo restare critico, perché si dovrebbe far meglio e di più. Oppure assumere un diverso orientamento (alle elezioni politiche io, ad esempio, avrei presentato la lista). Altra cosa ancora è giudicare finita la nostra funzione di organizzazione socialista. Anche se non possiamo costruire il vecchio Psi, noi possiamo ancora essere utili. Se però abbiamo idee chiare in testa. E qui si entra nel secondo girone. Nella schiera dei dogmatici.

Paradossalmente i dogmatici non sono nostalgici del passato, almeno di quello degli anni ottanta, non sognano Craxi e Martelli. Ma vorrebbero riportare il Psi molto più indietro, magari ai tempi di De Martino che poi finì eletto dal Pci. O addirittura ai tempi di Basso, di Vecchietti. Sono coloro che non hanno acquisito il riformismo degli anni ottanta come un valore, la conferenza di Rimini, ad esempio, o il decreto di San Valentino sulla scala mobile che mi ricorda molto, anche per gli schieramenti in campo, l’attuale epica battaglia sull’articolo 18. Non hanno recepito il valore del liberalismo, quel socialismo liberale che noi promuovemmo con il nostro Lib Lab. Non c’è niente in loro che ritorni agli ideali di quegli anni.

Per questo i dogmatici non sono nostalgici del vecchio Psi, ma del Psi stravecchio. Ho letto che qualcuno scambia ancora il socialismo con la lotta di classe. Di quale classe, ormai non è chiaro. Che esalta una sorta di socialismo di stampo quasi collettivista. Siamo alla confusione più alta. Il nostro socialismo riformista e liberale è quello di Blair, ma se Blair non piace, almeno di Schroeder, che è il padre di Agenda 2010, il famoso piano Hartz, il cosiddetto modello tedesco che pare spaventi la Cgil. Si vorrebbe un Psi collocato alla sinistra del Pd. Sulle posizioni di Sel, che peraltro ormai rischia di estinguersi da sola, dopo la scissione. Fuori dal socialismo europeo, dunque. Vorrei chiedere ai miei critici spietati in quanti hanno preferito votare Tsipras, cioè un esponente della sinistra estrema, piuttosto che i candidati nella lista del Pd, partito del socialismo europeo. Si dicono socialisti e preferiscono votare candidati non socialisti. Che coerenza….

Ma se dico un cosa vera, sai te che reazioni. Credo che se una parte, sia pur minoritaria della nostra organizzazione, assume posizioni del genere lo può fare legittimamente (non è lecito votare però per candidati di altri partiti anziché per quelli del partito in cui si milita). E scrivere queste idee anche sull’Avanti, che non ha mai censurato nessuno, almeno da quando io lo dirigo. Però non può pretendere che diventino le idee di tutti, né scomunicare chi non la pensa così. Chi scomunica non appartiene alla nostra storia. I nostalgici siano più duri coi dogmatici. Perché questi ultimi sono in realtà i loro più strenui avversari. Brodolini era un traditore per la sinistra perché collaborava al governo con la Dc. E lo statuto dei lavoratori non fu votato dal Pci, ma dalla Dc. Nessuno lo ricorda. Dopo Brodolini i socialisti hanno ospitato Marco Biagi, lo ricordo nella Fgsi bolognese, che ha parlato di piano dei lavori, Pietro Ichino, da cui abbiamo appreso il modello danese, la Uil che oggi afferma la propria disponibilità alla revisione. Tutto si puo rivedere per un laico. Non esistono norme intoccabili. Non esistono Bibbie. Per questo credo che il diritto dei lavoratori debba oggi fare un passo avanti. Essere più inclusivo, equo, di stampo europeo. In verità i dogmatici non sono affatto amici dei disoccupati, dei giovani e dei lavoratori. Difendono un simbolo, non un principio. Non un diritto. Un dogma, appunto.

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