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Rispondo ai compagni sul partito della nazione

23 ottobre 2014 421 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Quello che alcuni amici e compagni non comprendono, o fanno finta di non comprendere, è che il mondo gira a prescindere dalla nostra volontà. E siccome siamo una piccola comunità la politica italiana si muove a prescindere dalle nostre opinioni. Molti di noi non hanno ancora capito bene cosa siamo. Noi non siamo il vecchio Psi che non esiste più dal 1993, come non esiste più il Pci dal 1989, la Dc dallo stesso 1993, il Psdi e il Pli anche da prima, il Msi da Fiuggi 1994. Il partito di dimensioni medie piu vecchio oggi è la Lega, nata di fatto con l’ottantanove. Noi siamo una comunità identitaria che ha scelto di restare in piedi con orgoglio per la sua storia, convinta di potere, anche dalla sua tradizione, ma soprattutto dalla sua intelligente creatività presente, essere utile alla sinistra, alla democrazia, al paese.

Cosa si muove attorno a noi e cosa noi non possiamo determinare e neppure influenzare? La svolta del Pd nel partito della nazione, innanzitutto, che neppure D’Alema e Bersani riusciranno ad impedire, a meno che la situazione economica del paese deragli. Confesso che non sono mai stato marxista, ma liberalsocialista e i miei punti di riferimento sono stati Bernstein, Turati, Rosselli. Però non posso non riconoscere a Marx l’intuizione della predominanza dell’aspetto economico sulla politica. Noi non siamo in grado di determinare o influenzare il futuro di Renzi, l’economia si. Lo dico anche a quei compagni che affermano che se venisse approvata una legge elettorale che ci cancella dovremmo uscire oggi dal governo e dalla maggioranza. Per fare cosa?

Quale legge elettorale oggi non ci cancellerebbe, come non cancellerebbe Scelta civica, l’Udc, probabilmente anche Alfano e Vendola? Nemmeno l’abbassamento al 3 per cento, dal 4,5 che era nell’Italicum originario, ci garantirebbe. Poi noi non possiamo chiudere gli occhi di fronte all’esigenza del paese, che chiede semplificazione e non frammentazione. E fare della custodia della nostra piccola riserva indiana una posizione politica. Noi saremo obbligati, non alle regionali e alle comunali, ma alle politiche sì, ad allearci in una lista più grande. I fuoriusciti del Sel e parte di Scelta civica hanno deciso ieri di aderire al Pd, che si allarga così di fatto sia sinistra, sia a destra. Io non sono dell’idea di fare la stessa scelta. La trovo troppo scontata, persino troppo facile e nemmeno produttiva per gli alleati. Meglio mantenere una nostra autonomia organizzativa, una struttura di partito per quanto fragile, sapendo che questo non ci porterà però all’autonomia elettorale.

Questo significa che non abbiamo più senso politico? No, assolutamente no. Ad esempio, sulla giustizia Enrico Buemi ha ingaggiato una battaglia che io giudico giusta e coraggiosa, e ci tornerò, sulle unioni civili noi possiamo essere punto di riferimento anche per i radicali e quelli che non si accontentano di diritti parziali, e così sul fine vita dovrebbero essere i nostri parlamentari a riproporre il tema, dopo aver fatto inserire nella legge di stabilità la questione del gioco d’azzardo e la detassazione delle nuove assunzioni. In Parlamento io ci sono stato per tre legislature. Nessuno ti lega le mani. Nessuno ti impedisce di parlare e di proporre. Questo oggi dobbiamo fare, con coraggio, anche con più coraggio. E proporre nel paese, se la nostra rete fosse all’altezza, le battaglie politiche nazionali. Con forza, con spregiudicatezza. Altro che morti. Saremmo più morti se autonomi dal punto di vista elettorale e muti politicamente.

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