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Sentenza Eternit. Ma la morte non è andata in prescrizione…

24 novembre 2014 368 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La sentenza della Cassazione, che annulla la condanna a 18 anni (in prima istanza erano 16) per l’ex presidente del Consiglio di amministrazione di Eternit (il direttore, anch’egli condannato, è morto) e annulla i risarcimenti previsti per i familiari delle vittime, suscita fondata indignazione. Gli stabilimenti Eternit, in particolare, ma non solo, quello di Casale Monferrato, sono direttamente responsabili della morte di tanti dipendenti e anche di cittadini che sono stati colpiti dal mesiotelioma, la terribile forma di cancro dovuta alla polvere di amianto. La motivazione è la prescrizione. Solo in Italia i processi funzionano così a rilento e dunque prima di ultimarne l’iter scatta la prescrizione. Profonda tristezza suscita questa motivazione, che poteva essere aggirata dalla concreta possibilità della presenza anche odierna dei ferali sintomi della malattia, che continua a seminare morte e non è andata essa stessa in prescrizione. Quel che naturalmente suscita maggiore sconcerto è la cancellazione dei risarcimenti per le famiglie delle vittime. Ho personalmente conosciuto, in qualità di assessore all’ambiente del Comune di Reggio Emilia, il Comitato formatosi nella mia provincia colpita anch’essa dalla presenza di uno stabilimento Eternit nel comune di Rubiera. Mi sono incontrato alcune volte, alla fine del quinquennio amministrativo, con le persone che lo formano, e che sono generalmente state segnate da un grave lutto familiare. Il Comitato era impegnato a sottoporre un piano anti amianto per il comune di Reggio che mi auguro la nuova giunta decida di mettere in atto. Io avevo gia richiesto ai tecnici del Comune di elaborare un piano dettagliato. Questo comitato era presente a Roma in attesa della sentenza della Cassazione e immagino il dolore che quella decisione ha suscitato in loro. I loro legittimi diritti di vedere accolte le loro istanze si sono scontrate con i tempi della legge. È vero, come ho letto, che tra giustizia e diritto i giudici devono scegliere il diritto. Ma mi chiedo con quale coscienza hanno potuto spogliare tanta gente dei loro sacrosanti diritti. Che la legge sula prescrizione vada cambiata, come sostiene il presidente del Senato Grasso, è vero. Così come è doveroso accelerare i processi. Resta però in me un interrogativo inquietante. Come é stato possibile lasciare varcare i limiti della prescrizione per una vicenda che ha seminato migliaia di vittime innocenti? Spero che la questione non finisca così. Che troppa gente che ha sofferto non senta come nemico uno stato che dovrebbe proteggerla. Restando così senza diritti e senza giustizia.

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