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Il tre per cento di Berlusconi

5 gennaio 2015 5.751 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sembra una maledizione. Dicono che l’abbia inventato un consulente di Mitterand, poi l’abbiano ripreso in Europa per calcolare la soglia insuperabile nel rapporto deficit-Pil. La verità è che il numero non è causale. “Omne trinum est perfectum”, recitavano i latini. E non significa che in ogni treno c’è un prefetto, come traduceva quel tale. Ripreso dalla Santissima Trinità il numero tre è sempre stato usato per sancire una soglia, un limite, un traguardo. Adesso viene usato in un decreto fiscale come confine rispetto al reddito imponibile per estinguere i reati penalmente perseguibili. Giusto, sbagliato? Con la supponenza dell’ex il fu ministro Visco trova sbagliato non solo quel dettaglio, ma l’intero provvedimento che depenalizzerebbe un po’ di tutto. Lo vedremo. Quello che trovo sconcertante è ancora una volta il modo col quale il decreto è stato improvvisante cambiato (pare che l’originale, partito dal ministro dell’Economia, non contenesse questa norma) e poi altrettanto inspiegabilmente ritirato.

Diciamola così. Se il provvedimento che riguarda il tre per cento è giusto non è che debba essere ritirato solo perché si scopre che riguarda anche Berlusconi. Se è sbagliato non si capisce perché e da chi sia stato voluto. Alla fine cerchiamo noi di capire e anche di dedurre. Difficile dare qualche responsabilità al capo dell’ufficio legislativo della presidenza del Consiglio che fino a poco tempo fa era il capo dei vigili urbani di Firenze (è vero che a Palazzo Chigi Renzi si è portato tutti gli amici per non sentirsi troppo solo…). Alla fine Renzi è stato costretto ad ammettere che il provvedimento sul tre per cento l’ha voluto lui. E se n’è assunto la responsabilità. Meglio così. Però non si capisce allora perché l’abbia poi bloccato e rinviato a dopo le elezioni del presidente della Repubblica. Che c’entra un provvedimento fiscale con il Quirinale?

Da parte sua Berlusconi ha dichiarato che non ne sapeva nulla e che chi ha scritto quel comma della legge voleva mettere in atto un’imboscata contro il Patto del Nazareno. Strano, visto che pare sia stato Renzi in persona. Dunque è Renzi che si è organizzato un tranello da solo? Mistero. Singolare poi, fosse davvero così, la reazione di Toti (meno tasse per Toti?), che sostiene che avere ritirato il decreto è l’ammissione di un atteggiamento che perdura contro un uomo solo. Naturalmente Berlusconi. Ma la notizia ancora più appetitosa la offre il Resto del Carlino-La Nazione. Sarebbe stato Fitto, l’anti Berlusconi di Forza Italia, a svelare il trucco e a far scoppiare il finimondo. Solo Fitto conosceva il testo della legge? Davvero curioso.

Resta la domanda legittima. Ma a chi siamo in mano? Delle due l’una. O sapevano benissimo quel che stavano facendo e pensavano che nessuno se ne accorgesse, e questo è peccato di sottovalutazione del prossimo davvero grave, oppure non se ne erano accorti e sarebbe ancora peggio. Prima abbiamo assistito alla non esaltante vicenda dell’inserimento o meno nel Jobs act della norma di equiparazione tra dipendenti pubblici e privati. Con diverse e opposte interpretazioni. Adesso questa incredibile vicenda del tre per cento per depenalizzare i reati fiscali, della quale avrebbe goduto anche Berlusconi e il rimedio improvviso di rinviare la questione a dopo l’elezione del presidente della Repubblica. Che è quasi un rinvio a dopo l’accordo sul nome del nuovo presidente. Peggio “el tacòn del buso”. Resta sullo sfondo il pericolo che le imminenti elezioni dell’inquilino del Colle si trasformino in una corrida con toreri impreparati e destinati ad essere incornati, mentre il Paese rischia di andare alla deriva.

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