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Il riscatto

17 gennaio 2015 745 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

È giusto pagare un riscatto se rapiscono due ragazze e minacciano di ucciderle? Come ci si è comportati in passato e come si comportano gli altri paesi? In tanti chiedono verità. Vogliono sapere, forse perché non riescono a intuire. Pretendono che i servizi segreti diventino palesi. Già i nostri fanno quel che possono nell’assoluto riserbo. Ma insomma che svelino quello che sanno e quello che fanno, inveiscono leghisti e cinque stelle. Che se ne parli alla Camera e al Senato, santo Iddio, magari con un bell’ordine del giorno per decidere a voto segreto sul comportamento dei servizi palesi. Mi sembra di essere fuori dal mondo. Come se gli Stati uniti d’America chiedessero alla Cia di aprire un confronto al Congresso sul comportamento da assumere attorno alla questione dei tagliagola.

Mi sembra che sia evidente che tra servizi americani e tagliagola ci sia stata una trattativa a base di soldi almeno a fronte del primo ostaggio rapito, Folley, che poi non è stato risparmiato perché evidentemente, in quel caso, non c’era un problema di soldi. È uscita un’indiscrezione che lo fa presumere. E cioè che la richiesta dei terroristi ammontasse addirittura a cento milioni di dollari. Cioè fosse stata sparata per chiudere subito la trattativa. E parliamo degli Usa che dovrebbero essere i più fermi nel negare ogni trattativismo. Anche in Italia ci si è sempre comportanti così. A fronte del caso Sgrena purtroppo l’agente Calipari ci ha anche rimesso la vita per un clamoroso errore di un agente americano, che noi, contrariamente all’India per i nostri due marò, non abbiamo mai potuto processare. Che dire delle due Simone che sono state improvvisamente recuperate. Perché mai stavolta l’Italia avrebbe dovuto comportarsi diversamente?

Ci sono due motivazioni nei giudizi critici di chi grida allo scandalo. Il primo è che siamo sotto attacco e finiamo così per finanziare il terrorismo che ci ha dichiarato guerra. La seconda è che queste due ragazze, Greta e Vanessa, se la sono un po’ cercata. Sono partite non si capisce a nome di quale organizzazione umanitaria, certo non di quelle tradizionali, e poi sono due ragazze, possibile finire in Siria dove il pericolo era così evidente? E allora, anche premesso che queste due ragioni siano valide, l’Italia che cosa avrebbe dovuto fare? Lasciare marcire Greta e Vanessa nelle prigioni del popolo non si capisce ancora se di criminali comuni o di gruppi del terrorismo islamico? Penso che sarebbe stato follia. Farci ritrovare all’aeroporto due bare anziché due ragazze vive e sorridenti avrebbe forse lavato la coscienza di tanti autorevoli assertori della più cupa fermezza, che noi abbiamo già conosciuto ai tempi del sequestro Moro, ma certo ci avrebbe visto sconfitti e complici di una duplice morte annunciata.

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