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L’Aventino?

14 Febbraio 2015 1.310 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque Sel, i compagni del Patto per l’Italia di bersaniana memoria, gli elettori di Mattarella, che subito si sono schierati a favore della sua candidatura, hanno fatto combutta con Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Cinque stelle. Hanno lasciato l’Aula contro l’arroganza di Renzi e costituito una sorta di comitato delle opposizioni. La decisione ricorda quel comitato che si riunì fuori dal Parlamento e venne per questo definito Aventino, dal colle in cui si radunavano i plebei ai tempi dell’antica Roma nei periodi di acuto conflitto coi patrizi. In quella circostanza, dopo il delitto Matteotti, si intendeva manifestare contro un regime in via di formazione, responsabile di un feroce delitto. In questo caso la protesta è rivolta alle forzature che il premier avrebbe imposto all’approvazione del pacchetto di riforme costituzionali.

Non ci trovo nulla di forzato a chiedere sedute notturne. Non è incostituzionale, non è irregolare svolgere in Aula normali assemblee anche di notte. Il regolamento evidentemente lo prevede altrimenti la presidente Boldrini non lo avrebbe concesso. Nè è inusuale che il presidente del Consiglio si presenti in Aula all’una e mezza per testimoniare l’importanza del voto. Anzi si tratta di un giusto riconoscimento al lavoro parlamentare. Il problema riguarda, anche su questo argomento, delicatissimo perché inerente proprio a quelle regole del gioco che Renzi voleva scrivere assieme a tutti, o quanto meno a Berlusconi, la natura dei rapporti che il governo intende mantenere con le opposizioni. Renzi è apparso particolarmente oscillante su questa materia.

S è passati dal patto del Nazareno a quello del Mattarellum come si mangia un gelato. Adesso si vorrebbe riprendere col patto del Nazareno come se nulla fosse successo. Ma non è come cambiarsi d’abito. Come gettarne via uno per sostituirlo con un altro. Le scelte politiche implicano conseguenze. Era evidente che dopo lo strappo su Mattarella Forza Italia avrebbe puntato i piedi. Era evidente che nonostante la convergenza su Mattarella Sel non avrebbe accolto le riforme costituzionali e la legge elettorale. Era evidente anche a Renzi, tanto che da giorni i suoi parlano di un Pd che intende anche andare avanti da solo. Può anche scegliere l’autosufficienza Renzi, ma solo se ha i numeri. Siccome la legge costituzionale, secondo le prescrizioni dell’articolo 18 della Costituzione, deve subire la doppia lettura di Camera e Senato, al Senato deve tornare. E al Senato, coi dissidenti del Pd, e senza i voti di Forza Italia, oggi Renzi la maggioranza non ce l’ha.

Ma qui si entra nel merito dell’ipotesi dei “nuovi responsabili”. Renzi pare talmente sicuro di sè da avere in pugno alcune decine di senatori. É già successo, perché non deve avvenire stavolta? Ma stavolta siamo in tema di modifica costituzionale. È vero che la nuova legge sarà poi sottoposta a referendum confermativo. Ma il testo dovrebbe uscire da una ristretta maggioranza alla quale verrebbe “regalato” il voto determinante di fuoriusciti, in perfetto stile Scilipoti. Non è il massimo per la limpidezza e l’ampiezza che tale riforma dovrebbe prevedere. Restano sullo sfondo tutte le perplessità che l’Avanti e anche il PSI hanno più volte manifestato sul merito e sul metodo scelto. Sul merito perché non si parte dal problema di fondo e cioè dalla forma di stato, se presidenziale o parlamentare, sul metodo perché una profonda riforma costituzionale, che dal 1979 i socialisti rivendicano, si può fare solo con una nuova Costituente, e non con colpi di maggioranza sfilacciata. D’accordo, rimpiangere il passato fa male alla salute. Ma Saragat e Terracini, presidenti della Costituente eletta nel 1946, fino al gennaio del 1948 hanno ascoltato di meglio e fatto votare un testo nella più assoluta concordia nazionale. C’erano altre stagioni, altre mamme… Forse anche altri uomini di stato.

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