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La nuova corrente del Pd

26 febbraio 2015 721 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Leggo che si prepara un convegno di Spazio democratico, la nuova corrente renziana del Pd, anche se il segretario-presidente ha subito invitato il partito a non dividersi in correnti. Invito piuttosto originale visto che nel Pd esistono almeno otto gruppi organizzati: i bersaniani, i dalemiani, i civatiani, i giovani turchi, la cosiddetta Area dem, i veltroniani, i popolari, i renziani divisi in ortodossi, tiepidi, della prima e della seconda ora. Mancava proprio quello più organico a Renzi per provenienza e tradizione. Eccolo servito. A capeggiare Spazio democratico il sottosegretario Delrio e il vice Guerini (non viene citata la Serracchiani), poi Maria Elena Boschi, il sottosegretario Luca Lotti, Matteo Richetti, e soprattutto i Popolari di Fioroni al gran completo. O tutti costoro sono in rotta con Renzi o Spazio democratico ha la sua copertura. Vediamo perché si tratterebbe, se venissero confermati i promotori e gli aderenti, di una svolta interessante.

Spazio democratico sorgerebbe, e sarebbe il primo nel Pd, si base appunto di provenienza e di tradizione. C’erano i Popolari di Fioroni, di vecchia provenienza Dc. Ma erano piuttosto isolati. Adesso costituirebbero il nerbo della maggioranza. Basta aver presenti le forze da cui provengono gli altri. Delrio è un cattolico ex popolare, poi Margherita, stesso tragitto di Guerini, Boschi, che però si è aggregata dopo non senza aver subito esaltato la tradizione fanfaniana della Dc. Lotti è come Renzi, ex Margherita e Richetti pure. Dunque ai Pds-Ds sparpagliati ovunque e oggi quasi tutti ai margini del partito, si contrappongono i Ppi-Margherita, i più anziani anche ex democristiani. D’altronde che questa sia il nocciolo ideale del nuovo Pd non c’era certo bisogno di Spazio democratico per capirlo. I cardini del partito e delle istituzioni italiane, dopo l’elezione di Mattarella, in che mani sono?

Se così fosse si potrebbero determinare due conseguenze. La prima è una diversa organizzazione del partito su base ideale. Cioè ad una componente cattolica ex popolare, si potrebbe contrapporre una componente ex diessina, e perché allora non una componente socialista? Ma se così fosse la componente che proviene dal vecchio Pci scoprirebbe di essere d’un canto sopraffatta da quella ex popolare visto che Renzi riuscirebbe a far diventare ex popolari anche molti ex comunisti. Oppure ad una precisa sottolineatura dell’identità cattolica e popolare si continuerebbe esattamente come prima. Anche perché di presentarsi come ex comunisti in Italia non ha voglia proprio nessuno, e il primo a rifiutare l’etichetta è il mai stato comunista Valter Veltroni. Sarebbe un partito invero anomalo. Perché l’unica componente identitaria sarebbe quella che all’inizio pareva fortemente minoritaria. Eppure è bastato un colpo di bacchetta e i rapporti di forza si sono capovolti. Fiat voluntas Dei (Mattei)…

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