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Renzi, Craxi e Berlinguer

7 maggio 2015 676 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non capisco cos’abbia in comune Renzi con Berlinguer, visto che di solito il leader del Pd e presidente del Consiglio loda l’ex segretario del Pci. Berlinguer morì mentre sfidava il governo sulla scala mobile, Renzi approva il Jobs act che supera l’articolo 18. Berlinguer, dopo il fallimento del compromesso storico, auspicava l’alternativa democratica con la famosa svolta di Salerno numero due, Renzi ha rotto ogni ponte alla sua sinistra tanto che si va profilando un polo a lui alternativo guidato da Landini e forse “dal sempre in forse” Civati. Berlinguer era per l’eurocomunismo, una sorta di terra di nessuno, ma alternativa al socialismo reale e anche all’eurosocialismo, Renzi è entrato a pieno titolo nel Partito socialista europeo.

Potrei naturalmente continuare. È pericoloso scrivere sull’Avanti che semmai Renzi ricorda Craxi, non tanto come personalità o come coerenza socialista, ma come contenuti dell’azione politica, come capacità decisionista. Il Craxi della scala mobile, il Craxi del liberalsocialismo, quello sempre espulso dalla sinistra ufficiale, quello che aveva cambiato “geneticamente” il Psi. Certo gli manca l’autorevolezza dello statista a livello internazionale, la capacità di dir di no ai grandi. Attenzione, perché qui sta semmai la diversità tra i due. Craxi sfidava tutti i poteri forti a livello economico, politico, di stati. Si era messo contro la Fiat e il partito di Repubblica, contro Pci e Dc, contro l’Urss coi missili a Comiso e contro gli Usa con Sigonella. Renzi no, flirta coi poteri forti e se ne compiace.

Craxi era garibaldino, Renzi più cavouriano. Forse anche per questo il primo ci rimise le penne e il secondo durerà. Anche se Renzi sfida i sindacati come Craxi e proprio sul tema dell’innovazione. Ma Craxi dialogava con loro e sulla scala mobile cercò fino all’ultimo di evitare il referendum, convincendo anche Lama, poi “convinto” politicamente da Berlinguer. Renzi si pavoneggia della sua indisponibilità. Craxi amava la storia e apprezzava gli anziani (anche i comunisti, da Pajetta a Cossutta) ai quali mai mancava di rispetto, mentre Renzi ama la rottamazione e li paragona ad auto usate da gettare al macero.

I due hanno stili diversi, hanno caratteri diversi, hanno stature diverse. Anche Blair, che oggi apprezza Renzi, era paragonato a Craxi. Anzi ricordo che gli inglesi dichiaravano che il precedente del New Labour era il Psi di Craxi e Martelli. Eppure Craxi non avrebbe mai partecipato alla guerra in Iraq. Non diede neppure le basi agli americani per bombardare la Libia nel 1986. Resta il fatto che chi è stato abituato ad essere espulso dalla sinistra ortodossa e più o meno ufficiale, chi ha dovuto fare i conti col suo tasso di socialismo, sempre sottoposto ad esami dai soliti cultori del dogmatismo, chi ha avuto la ventura di essere, non solo politicamente, processato da coloro che dovevano essere sottoposti a giudizio dopo la clamorosa caduta del loro muro ideologico, non può stare oggi dalla parte opposta. È una questione di coerenza. E forse anche di sangue.

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