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Renzi e il sindacato unico

24 maggio 2015 704 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Stavolta mi pare che Renzi abbia ragione. Il giovin signor fiorentino se ne esce in tivù con un desiderio, quello di un sindacato unico e non frazionato com’è ora in Italia. E da parte sindacale si grida al colpo di stato: sindacato unico uguale a partito unico. E qui siamo davvero alla distorsione della storia e della verità. Intanto perché l’unità sindacale era proprio un obiettivo del sindacato degli anni settanta, tanto che si formò per questo la federazione unitaria in previsione dell’unità organica.

Poi perché il sindacato italiano era unico e si divise solo a seguito delle grandi divisioni politiche e ideologiche degli anni quaranta. Il sindacato unitario nacque infatti col patto di Roma del 1944, in continuità con la vecchia Cgdl, sciolta dal regime fascista e fondata nel congresso del 1906 proprio come sindacato unico. Dunque quando, dopo la liberazione, nacque l’Italia repubblicana e antifascista esisteva un solo sindacato. Basterebbe sfogliare i libri di storia. La nascita della Cisl e della Uil (che in un primo tempo si chiamavano Libera Cigl e Fil) avvenne a seguito dello sciopero generale dopo l’attentato a Togliatti del luglio 1948.

La Libera Cgil e la Fil muteranno nome in Cisl e Uil solo nel 1950. Dunque si può affermare che in Italia dal 1945 al 1948 non ci fosse democrazia? O si deve sostenere che la scissione sindacale fu conseguenza dello scontro politico e ideologico tra sistemi alternativi? La Cisl fu sostenuta apertamente dal mondo cattolico e la Uil da quello laico-socialista riformista. Tanto che, solo quando Psi e Psdi si unificarono, nel 1966, anche parte dei socialisti del Psi aderì al sindacato della terza forza politica. Se la scissione avvenne a seguito di durissimi scontri politici e ideologici che oggi non ci sono più, perché essa perdura?

E perché nei primi anni settanta si poteva superare e oggi no? Questo è argomento interessante. Azzardo un’ipotesi. E cioè che quella unità sindacale, compresa l’ipotesi del sindacato unico, fosse la conseguenza di lotte comuni e di un certo qual appiattimento alla logica del pan sindacalismo che si esprimeva con una forte dose di politicizzazione del sindacato. La massima espressione di questa tenenza era la federazione dei metalmeccanici. Oggi il sindacato è più propenso a difendere nicchie di potere che si è conquistato e alle quali non riesce a rinunciare.

Prendiamo il tema della contrattazione aziendale e della cogestione. Perché il sindacato non li fa propri? Perché finirebbe per perdere parte della sua capacità di rappresentanza. Così però il sindacato italiano, con tutte le eccezioni del caso, finisce per svolgere solo un ruolo di difesa e spesso di conservazione dell’esistente fino a scambiare un obiettivo che era suo, e che negli anni settanta era considerato il più avanzato, per un attentato alla democrazia. Sindacato unico uguale a partito unico? Ma erano golpisti anche Lama, Carniti, Trentin e Benvenuto? Per non parlare di Di Vittorio, Grandi e Canevari? Evitiamo almeno di distorcere la storia e la verità.

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