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Fassina? Lui…

25 giugno 2015 603 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque anche Fassina, dopo Civati, lascia il Pd e si mette alla ricerca della sinistra che non c’è. Ridicolizzato da Renzi con quel “Fassina, chi?”, l’ex vice ministro e responsabile economico del PD sbatte la porta annunciando la formazione di un nuovo soggetto politico assieme a Cofferati e Civati. Forse mettendo il naso nella cosiddetta coalizione sociale di Landini, certo flirtando con Camusso e anche Vendola. L’interrogativo è, però, sempre lo stesso. C’è spazio per un partito e per una lista (che non sono esattamente la stessa cosa) alla sinistra del Pd?

Sul piano politico lo spazio esiste. Più il partito di Renzi sposa idee e tendenze del centro e anche della destra (secondo me non sempre a torto) e più apre voragini a sinistra. Tra Cgil e Fiom, Sinistra e libertà e vecchi reduci, un partito si può fare. E anche con un programma credibile e avvincente. Non per me, ma capisco che un movimento verso il centro apra spazi a sinistra non solo nella fisica, ma anche in politica. Dubito assai, invece, che tale spazio esista a livello elettorale. Già col vecchio Porcellum, che prevedeva la possibilità di formare coalizioni, era esiguo. Il voto utile era una scure che si abbatteva sulle liste autonome. Adesso, col nuovo Italicum, visto che il premio va alla lista e le coalizioni sono abolite, non capisco dove potrebbero trovare i voti costoro.

Dovrebbero fare una lista autonoma da quella del Pd e, visto che le coalizioni non ci sono più, anche in conflitto con essa. Ma si troverebbero a fare i conti con due difficoltà. La prima è quella a cui dovette soggiacere Bertinotti nel 2008. E cioè di favorire la vittoria del centro-destra, magari unito in una sola lista. Dunque di fare il gioco degli avversari. La seconda è quella di seminare in un’area già coperta, anche se in maniera diversa, dai Cinque stelle. Non è un caso che oggi i voti in uscita dal Pd, alle regionali e alle comunali, siano andati al movimento di Grillo e non a Sel, che non aumenta i propri consensi a fronte dell’emorragia pidina. D’altronde, se l’elettorato si ribella o si rifugia nell’astensione o preferisce votare chi contesta il sistema senza usare il politichese. Vedremo. Le difficoltà dei democratici fuoriusciti o fuoriuscenti non sono di poco conto.

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