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È guerra all’Occidente. E noi?

27 giugno 2015 1.300 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non mi riesce di trovare un paragone storico di tanta ferocia contro l’Occidente. Un terrorista arriva in canotto con un fucile dentro un ombrellone. La spiaggia di Sousse, in Tunisia, a poche decine di chilometri da Hammamet, è densa di turisti occidentali che prendono il sole e fanno i bagni. Il terrorista sfodera il fucile e si mette a sparare contro i bagnanti, seguendoli uno a uno e scaraventando contro di loro una serie infinita di proiettili. Muoiono crivellati dai colpi in 37 mentre decine e decine sono i feriti gravi. Il sangue si mischia alle creme e alle bruciature della pelle. Fa laghi rossi sulla sabbia. Poi il folle omicida si sposta verso la piscina e continua la carneficina.

Questo avviene mentre attacchi analoghi si verificano in Kuwait e in Somalia, e in Francia un islamico taglia la testa del suo datore di lavoro. L’unico precedente è in altre stragi compiute dal l’estremismo islamico, prima fra tutte quelle contro la redazione di Charlie a Parigi. Vorrei poter assumere qualche altro precedente. Ancora mi viene alla mente la strage in Pakistan, nella scuola miliare contro ragazzi inermi o quella degli studenti universitari in Nigeria. È vero, sono state commesse stragi atroci, anche in Bosnia e in Cecenia. Ma l’idea di sterminare noi occidentali solo per il fatto di appartenere al nostro mondo non è mai stata di nessuno, prima d’ora. Forse bisogna ritornare alle invasioni barbariche per individuare un precedente storico.

Si tratta di una guerra contro l’occidente e contro la sua civiltà liberale. Questo è bene che ce lo ficchiamo tutti in testa. Forse Oriana Fallaci, a cui tutti demmo dell’estremista, non aveva tutti i torti. Soprattutto su un punto. Quando si dichiara guerra alla nostra civiltà, chiamiamola pure cristiana e liberale, la guerra bisogna farla. Purtroppo. Altrimenti il rischio è quello di essere sopraffatti. È vero, vengono colpiti anche cittadini arabi e governi arabi, ma proprio in quanto amici degli occidentali o subalterni, con l’Islam cosiddetto moderato, al nostro mondo. Siamo noi il bersaglio. Non credo che la cosa sia ben chiara ai nostri governanti occidentali, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti Obama. Abbiamo salutato la sua presidenza con entusiasmo e i suoi primi passi, vedasi la riforma sanitaria, con grande soddisfazione. Poi abbiamo registrato solo incertezze, timidezze, contraddizioni evidenti, e mai così tragiche, sulla politica estera.

Elenchiamoli: via dall’Iraq ridotto a territorio di guerra, guerra a Gheddafi, che ha aperto la stagione del conflitto armato e della confusione dei governi, indecisione assoluta sulla Siria, prima con la più assoluta indifferenza nei confronti della rivoluzione, poi con l’appoggio a una opposizione trasformatasi gradualmente in un fronte guidato dal terrorismo islamico. Si teorizza oggi che il principale nemico è Putin. Così si guarda al conflitto ucraino e non al massacro islamico. Peggio di così… Adesso si stabilisce che nessun intervento occidentale deve essere messo in campo per sconfiggere l’Isis. Bastano i droni e i curdi? Ma suvvia. L’Isis si rafforza e avanza e noi osserviamo inermi la vittoria dei tagliagola. E il senso di vittoria si propaga e ingigantisce le fila dei fanatici e degli omicidi. Che girano col segno delle dita a V e incitano a nuove stragi.

Anche l’Europa che non c’è finge di guardare altrove. Tanto, saranno problemi degli americani… Non volevamo che gli Usa smettessero di fare i gendarmi del mondo? Eccoci serviti. E l’Europa che fa? Non è neppure capace di trovare un’intesa sui migranti, mentre si elevano muri e opposizioni alle loro quote e si lascia sempre più sola l’Italia. Ho la netta impressione che se il mondo occidentale e civile non combatte a fondo questa guerra, che non è solo militare, ma anche di intelligence, e certo diplomatica e politica, alla fine vinceranno gli integralisti islamici e da noi magari gli integralisti occidentali. Entrambi, sia chiaro, con libere elezioni. E il mondo correrà seri pericoli.

Mauro Del Bue
Mauro Del Bue
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