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Tra i vivi e i morti

1 luglio 2015 717 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ci sono alcune regole basilari in una comunità politica, grande o piccola che sia. La prima è quella della convivenza sotto lo stesso tetto secondo i dettami delle democrazia. Si decide attraverso liberi congressi ai quali partecipano, secondo le norme dei più, gli iscritti, secondo quelle del Pd anche i non iscritti. Poi, una volta che si sono eletti gli organi e un segretario, va avanti la linea politica deliberata o all’unanimità o a maggioranza. Le minoranze possono sviluppare la loro opposizione interna e anche esterna, rispettando le decisioni della maggioranza. Questo vale per il Pd come per il Psi.

La seconda elementare regola è che il dissenso non può mai travalicare i limiti della correttezza e diventare oltraggio, insulto, denigrazione. Quando avviene è giusto che di questo si occupino gli organi di controllo a ciò preposti. Quando avviene viene meno il senso di comune appartenenza e la lotta politica interna si trasforma in faida. Il limite a volte si supera quando si ritiene che la maggioranza e il suo segretario rappresentino l’ostacolo maggiore al dispiegamento della politica che si intenderebbe perseguire. E la richiesta diventa non già quella di celebrare un nuovo congresso, ma di cambiare politica e segretario, oppure di consentire alla minoranza di sviluppare una politica opposta rispetto a quello scelta democraticamente.

E qui sta la terza e più importante regola di comportamento. Prendere atto che in un partito esiste una maggioranza democraticamente preposta a sviluppare una politica e organizzarsi per svilupparne un’altra rende impossibile la convivenza nello stesso partito. Primo perché vengono stravolte le norme statutarie e quelle della democrazia, dunque del rispetto della volontà degli iscritti, secondo perché si mina la credibilità stessa di un partito. Come può infatti essere giudicata una comunità politica con due linee contrastanti? Schizofrenica. È dunque oggi indispensabile, anche nel nostro piccolo Psi, ripristinare le regole del gioco. Civati, Fassina, Cofferati, Pastorino sono usciti dal Pd per potere autonomamente perseguire la loro politica che è in contrasto con quella del loro ex partito. La stessa cosa può valere per noi. Se qualche compagno intende perseguire una linea opposta a quella deliberata dal congresso aderendo a un’altra organizzazione può farlo uscendo dalla sua comunità politica.

Sarebbe anche un modo per evitare queste nostre polemiche che travalicano la politica e diventano così sfacciatamente personali, umorali, viscerali. Vedo che il tormentone della riunione di qualche giorno fa è stato: “Via dalla morte, vado verso la vita”. Mi permetto di osservare che se qualcuno di noi viene considerato morto è un morto che parla e che pensa. Dunque che merita rispetto. Quanto alla vita, non posso che augurarla lunga a tutti. Non so se in questo mondo o in un altro. Non so se nell’anima o anche nel corpo. Dubito però che tra il regno dei morti e quello dei vivi ci possa essere qualche comunanza, anche se dubito altresì che i vivi non finiscano per essere fantasmi. C’è un bellissimo film inglese coi protagonisti vivi che sentono le voci dei morti. Alla fine si scopre che i morti sono loro e le voci sono invece quelle dei vivi. Spiacevole sorpresa davvero. Riflettete…

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