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Dopo gli addii la nostra resistenza

3 agosto 2015 558 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Condivido l’idea secondo la quale, dopo l’annuncio di abbandono di Di Lello e di Lello (Di Gioia), non possiamo far finta di niente. Anche perché queste fughe si sommano a quelle del cosiddetto Risorgimento socialista che pensa di risorgere con Vendola e Fassina. Inutile minimizzare. È in atto una piccola incursione per toglierci di mezzo. Non siamo così decisivi sul piano parlamentare e neppure siamo stati particolarmente incisivi e pericolosi sul piano politico. Eppure rappresentiamo una storia ambita e un’identità oggi assunta da altri con ritardo e contraddizioni. Penso che dobbiamo prepararci alla sfida e sapere subito con chiarezza su chi possiamo contare e per fare cosa.

Innanzitutto, visto che ci aspettano giorni duri, occorre che coloro che intendono restare siano davvero disposti a combattere. È finito il tempo delle mele, e anche quello delle melasse. Gruppi di compagni che antepongono il loro particolare interesse a quello della nostra piccola comunità cambino subito atteggiamento. I delusi delle ultime elezioni si tolgano le ambasce e vengano al fronte a combattere con noi, con elmetto e fucile. I cultori dei post su Facebook la smettano di seminare discordia e pessimismo. Si accomodino e vengano a lavorare con noi. O si crogiolino da soli nel loro disfattismo.

Noi stiamo lavorando per preparare una conferenza programmatica e un congresso. Ho proposto personalmente quattro capitoli di un programma con diverse idee concrete che possono diventare iniziative parlamentari. Il Psi deve oggi rilanciare un progetto di socialismo liberale e le proposte ho tentato di metterle coi piedi per terra: reddito minimo di cittadinanza, cogestione sul modello tedesco, abolizione dell’Irap, immediata riforma dell’Italicum con premio di coalizione e non di lista, una sessione parlamentare sull’Europa politica, affermazione dello “ius soli” per i figli di immigrati nati in Italia, stessi diritti per cittadini stanziali e non, senza sopraffazioni ma anche senza assurdi privilegi, una difesa ad oltranza della nostra civiltà liberale dalle incursioni dell’integralismo islamico, che va combattuto anche militarmente con una vasta coalizione, il lancio immediato di una nuova stagione di diritti civili, con testamento biologico, unioni civili, fecondazione eterologa, una riforma della giustizia con separazione delle carriere e doppio Csm.

Su questo e altro dobbiamo sfidare la nostra insufficiente visibilità. E lavorare per presentare alle comunali delle grandi città e poi alle politiche una lista riformista, alleata col Pd, se la legge elettorale subirà il mutamento prima richiamato. Per quest’ultimo obiettivo dobbiamo utilizzare anche le nostre residue forze, che al Senato restano invariate. E in accordo col partito di Alfano pretendere il premio di coalizione per votare a favore della legge costituzionale. I nostri parlamentari devono diventare una sorta di drappello di mischia, per sfondare il muro di silenzio e di ostracismo che si è creato attorno a noi.

Se questo sapremo fare subito allora l’addio di uno o due parlamentari ci avrà fatto anche bene. Ci avrà svegliato da qualche sonno di troppo. Ci avrà convinto che per vivere non basta sopravvivere. Nessuno deve illudersi che possa tornare l’era del cinghiale bianco e mi stupisco che dopo più di vent’anni ancora qualcuno speri che possa prendere piede un Psi più o meno come l’abbiamo conosciuto. Non so quanti anni servano ancora per dimostrare che il sistema è cambiato e che i vecchi partiti in Italia sono spariti. Noi siamo una piccola comunità, come in fondo quella radicale, che ha il compito di affermare la validità di una storia non ereditata da nessuno (quella del socialismo riformista e liberale, non la storia del socialismo, dove è maturato di tutto). Ma siamo una piccola comunità che pensa di avere una sua specifica identità da affermare nel presente, legando, i soli, alle grandi battaglie di equità, quella per la laicità e i diritti delle persone. Socialisti e liberali, dunque, altro che. Oggi è in gioco la nostra esistenza. Occorre reagire. Per farlo, c’è bisogno di unità, di consapevolezza e di chiarezza, di coraggio e di generosità, di tanta, tantissima generosità.

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