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Ma la Merkel è di sinistra?

8 settembre 2015 666 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Viviamo in un mondo senza più ideologie. Prendiamone atto. Non significa che sia privo di idee. E’ che le tradizionali composizioni del passato paiono oggi superate e tutto deve essere ridefinito in base alle risposte che si danno ai temi odierni. Alcuni di questi, dal predominio della finanza sull’economia alla questione della migrazione, praticamente non esistevano quando il Psi svolse le sue due conferenze programmatiche, nel 1982 e nel 1990, a Rimini. Aggiungiamoci i vincoli europei, la globalizzazione dell’economia e il libero commercio, l’avanzata poderosa dei paesi dell’estremo Oriente, Cina e India, l’informatizzazione e il potere del web. Galli Della Loggia avanza quattro questioni oggi evidenti per l’Italia: un mercato del lavoro che non riuscirà più ad assicurare piena occupazione, una crisi ambientale che non si può solo riparare, una migrazione di massa e la tempesta demografica che mette di fronte dati opposti tra Nord e Sud del pianeta e che mette a rischio la stabilità di paesi oggi meta di migrazioni. Che risposte dare a queste emergenze?

Oggi voglio solo trattare di quella relativa all’immigrazione. Già abbiamo fornito numeri (oltre trecentomila persone) che dal gennaio ad oggi si sono trasferite dall’Africa e dal Medioriente verso l’Europa, attraverso i tre canali prescelti, quello greco e dintorni, quello del Mediterraneo in faccia all’Italia e quello dello stretto di Gibilterra. Il primo canale, quello più frequentato, è di origine siriana e irachena e interessa un massa cospicua di profughi, ma si concerta con la previsione di un esodo massiccio di ben cinque milioni di siriani che fuggono dalla guerra. Il secondo, che ci interessa più da vicino e che parte dal fronte libico, trasferisce prevalentemente africani della sfera sub sahariana, in maggioranza eritrei e nigeriani, mentre il terzo, il minore per dimensione, è di origine prevalentemente marocchina

Sul primo canale di afflusso, mentre ungheresi alzano muri e fili spinati, mentre i cechi timbrano i migranti come se fossero prigionieri, la Merkel apre le porte in segno di solidarietà. Spiazzando tutti. La signora in rosso, giallo e nero, che appariva il simbolo della conservazione e dell’affossamento di ogni politica di sviluppo, il presunto vampiro della povera Grecia del coraggioso progressista Tsipras, ha compiuto il gesto più avanzato tra quelli praticati da qualsiasi altro governo. Va bene, mettiamoci pure il tema dei siriani che sono profughi, mentre i migranti che arrivano in italia dai paesi sub sahariani sarebbero clandestini (anche quelli nigeriani che fuggono da Boco Haram?) e aggiungiamoci il fatto che la Germania ha un’economia forte, che può permettersi l’assorbimento di nuova manodopera.

Resta il fatto che la Merkel non solo ha aperto le porte, ma si è dichiarata pronta alla nuova politica della quote che l’Italia aveva sollecitato invano e che altri paesi avevano sdegnosamente rifiutato. E che i vincoli delle due Dublino finalmente vacillano senza interferire con Schengen e l’apertura delle frontiere che la stessa Francia aveva messo in discussione con gli atteggiamenti di Ventimiglia. La Merkel e la supremazia della Germania appaiono oggi un elemento di forte novità. E si manifestano come un messaggio a tutta l’Europa. A me fanno anche un po’ ridere coloro che non sanno riconoscere che la situazione di benessere tedesco si deve in massima misura al socialista Schroeder e contestano Renzi sul Jobs act che altro non è che la versione perfino attenuata dell’Agenda 2010 del vecchio cancelliere tedesco. Chi è per il bene comune e chi è contro il bene comune: è semmai questa oggi la vera discriminante. Lasciamo ai cultori della storia la speciosa distinzione su chi è più a sinistra.

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