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Matteo e il museo

19 settembre 2015 1.069 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Troppo evidente il paragone storico con il bivacco. Per fortuna Renzi ha smentito. In effetti non ci sarebbe bisogno di esasperare gli animi, visto che la maggioranza sulla legge costituzionale traballa. Poi vorrei aggiungere che i musei non sono luoghi di serie B. Non sono o non dovrebbero essere bivacchi, ma neppure soluzioni subordinate al destino delle istituzioni. I musei raccontano storie e l’Italia è densa di storie sulle quali può lievitare anche il Pil. D’altronde i magnifici saloni di Palazzo Madama si presterebbero assai bene a ospitare i capolavori dell’arte italiana. Forse assai più che non i consiglieri regionali nominati e senza stipendio.

Ma adesso più che al museo bisognerà pensare alla Costituzione. Pare che, dopo la possibile decisione della sfinge Grasso a favore dell’emendabilità dell’articolo due della legge, Renzi mostri qualche disponibilità a verificare le condizioni per qualche modifica. Si parla di una aggiunta all’articolo approvato che richiami le modalità di elezione dei consiglieri regionali (su listino bloccato o con le preferenze?). Se gli oppositori non dovessero mollare di un millimetro mostrerebbero la loro volontà puramente ostruzionistica che approfitta della legge costituzionale, per di più dopo avere approvato quel pasticcio dell’Italicum, solo per indebolire il governo. L’alternativa alla mediazione è tenere duro e approvare la legge col voto determinante del gruppo Verdini e di altri accalappiati dal centro-destra, nuovi “responsabili” scovati qua e là dal buon Lotti, più o meno col vecchio e contestato metodo Berlusconi, visto che oltre ai trenta, diventati ventinove, del PD, anche dentro il Nuovo centrodestra non mancherebbero dissidenti pronti a votare a favore dell’elezione diretta.

Mi permetto di svolgere una semplice considerazione. E cioè che stiamo parlando della Costituzione, sfornata da un’Assemblea costituente che sprigionò le migliori energie politiche e culturali dell’Italia del primo dopoguerra. Per di più eletta democraticamente dal popolo con un sistema proporzionale. I cosiddetti responsabili non sarebbero qui adoperati per salvare un governo, cosa discutibile, ma addirittura per cambiare il dettato costituzionale, e questo mi pare assai peggio. Una legge frutto di un braccio di ferro che divida il Senato, che metta insieme maggioranze spurie e senza unità d’intenti che non siano quelle di salvare il vincitore con tanto di possibili ricompense, non può risultare convincente. Meglio, molto meglio, tentare di riaggregare una più ampia maggioranza. Non c’è fretta se le elezioni saranno nel 2018. E se questa è una legge che ha atteso trent’anni può aspettare sei mesi. Il rischio del museo non esiste. La costituzione non è la battaglia di Legnano.

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