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La guerra di tutti contro tutti

2 ottobre 2015 609 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

L’obiettivo comune da distruggere dovrebbe essere l’Isis, i barbari dei tagliagola, che attaccano la nostra civiltà a suon di bombe e di attentati. Che proclamano la guerra santa contro l’Occidente e che si sono impadroniti di un territorio che va da larga parte della Siria all’Iraq, ma che sono presenti anche in Libia e altrove. Poi se assieme all’Isis si riuscisse anche a defenestrare quel tiranno sanguinario di Assad non sarebbe male. Però nella guerre è necessario fare la scelta del meno peggio, turandosi il naso, come fece il più volte ricordato Churchill a proposito della seconda guerra mondiale, quando disse di preferire il diavolo (dunque anche Stalin) a Hitler.

Oggi siamo invece al caos completo. Da oltre un anno i terroristi avanzano distruggendo vite umane e beni culturali, stuprando e facendo prigioniere donne, crocifiggendo seguaci di altre religioni. Nella pressoché totale indifferenza della comunità internazionale che si è affidata ai soli curdi per combattere questo scempio di umanità e di civiltà. Gli americani sono stati assenti rispetto alla rivolta siriana, rifiutandosi di intervenire per appoggiarne la componente laica e democratica, poi hanno inviato armi e risorse quando ormai l’integralismo islamico risultava preminente, di fatto appoggiando gli insorti ormai sconfinati nel terrorismo, infine hanno iniziato qualche azione coi droni colpendo a vanvera anche i civili. E ben sapendo che le guerre si vincono solo attaccando da terra.

È partita la Turchia, paese Nato, che lasciava transitare i guerriglieri che si arruolavano con l’Isis, e che poi ha deciso di colpire con una bomba l’Isis e con l’altra i curdi che a loro volta combattevano l’Isis. La Francia, come già fece in Libia, è partita da sola con qualche bombardamento contro obiettivi terroristici in Siria, e adesso c’è Putin che, chiamato in causa dall’amico Assad, ha dispiegato le sue forze contro gli oppositori, non si capisce se solo i terroristi o anche gli altri. Obama, il vero grande assente, che certo non può lasciare l’iniziativa ai russi, pare deciso adesso a guidare una grande alleanza internazionale contro i terroristi che, non dimentichiamolo, possiedono un territorio e hanno fondato uno stato. I paesi arabi sono anche loro divisi, con l’Egitto di Al Sisi impegnato per quel che può contro il terrorismo interno ed esterno, la Giordania anche, mentre Arabia Saudita e Quatar vengono descritte come paesi canaglia.

Unire le forze dunque, come sarebbe necessario? La verità è che manca un strategia comune. Obama vuole scalzare Assad e nel contempo combattere l’Isis, Putin vuole salvare Assad e combattere tutti i rivoltosi libici, la Turchia vorrebbe combattere sopratutto i curdi, ma non può evitare di combattere anche l’Isis. L’Europa che non c’è è naturalmente divisa, con la Francia già in campo, la Germania assente e l’Italia che diffida dall’intervento armato e che reagisce all’uccisione di un suo connazionale solo con un desolante ricordo funebre. Renzi ha detto che non si può ripetere l’errore della Libia. Non capisco cosa c’entri la Libia. Li si è attaccato il rais che deteneva il potere e che garantiva una sufficiente sicurezza e si è generato il caos. In Siria si dovrebbe attaccare l’Isis che sconvolge la sicurezza e mette in discussione Assad. La dichiarazione di Renzi ha un senso solo se in linea con la strategia di Putin, che intende garantire il potere a chi ce l’ha. Ma Renzi se n’è reso conto?

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