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Io sto con Napolitano

14 ottobre 2015 569 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

L’indegna gazzarra contro il senatore Napolitano, già presidente della Repubblica, è uno degli atti più inqualificabili dei nostri dibattiti parlamentari. Le accuse rivolte all’ex presidente sono state sostanzialmente due: dal gruppo di Forza Italia si è voluto ricordare il comportamento assunto in occasione della crisi del governo Berlusconi, del novembre del 2011, e il suo avvicendamento con Monti. Da parte dei Cinque stelle si è agitato il suo presunto ruolo di ispirazione, anche attraverso i cosiddetti saggi, di questa riforma della Costituzione. Andiamo per ordine. L’accusa rivolta a Napolitano secondo la quale, nel 2011, egli sarebbe stato a capo di un complotto risponde solo a supposizioni senza fondamento. Il governo Berlusconi non disponeva più della maggioranza parlamentare dopo la scissione di Fini e altre defezioni, tanto che il 10 ottobre del 2011 venne clamorosamente bocciato l’articolo 1 del Rendiconto del bilancio dello Stato e l’8 novembre, sempre sul voto del Rendiconto, le opposizioni uscirono dall’Aula per consentirne l’approvazione che avvenne senza la maggioranza dei voti (solo 308 voti favorevoli sui 316 necessari). Inutile evocare colpi di stato, dunque. E accusare il presidente della Repubblica che non poteva che prendere atto delle doverose dimissioni del presidente del Consiglio.

Che poi questo sia stato frutto delle reazioni di settori della politica (vedasi le dimissioni del sottosegretario Scotti e il conseguente ritiro della fiducia di Noi Sud) all’andamento catastrofico dello spread, è altro conto. Che l’Europa, coi sorrisini di compatimento di Merkel e Sarkozy, non avesse ormai in alcuna considerazione il presidente del Consiglio e che la lettera della Bce sia stata un atto d’ingerenza nella politica nazionale, è altro ancora. Resta il fatto che Berlusconi è caduto perché non godeva più di una maggioranza parlamentare. Questo doveva essere anche opinione di Berlusconi, tanto è vero che nel 2013 anche Forza Italia, contrariamente al 2006, accolse di buona grado l’idea di pregare Napolitano, che stava facendo le valigie dal Colle, di accettare la ricandidatura. Se era golpista perché votarlo per un bis, caso unico nelle elezioni di un presidente della Repubblica?

Ma si sa, la confusione nel partito di Berlusconi è ormai all’apice. Che dire di un partito che giudica liberticida e fascista una riforma costituzionale che non solo aveva concordato, ma che aveva già votato al Senato? Restano le provocazioni del Cinque stelle. È vero, Napolitano nominò un gruppo di esperti per tentare di avviare un percorso riformatore. Non mi risulta, però, che questa commissione abbia partorito granché. Penso invece che fosse proprio intenzione di Napolitano avviare un processo di riforma costituzionale con un ampio consenso. Il contrario di quello che ritengono i Cinque stelle. Tanto è vero che questo concetto Napolitano ha espresso nel suo breve intervento al Senato, assieme all’auspicio di una riforma dell’Italicum e ad una maggiore attenzione “agli equilibri costituzionali” che non possiamo che condividere ed apprezzare.

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