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Dalla commedia alla tragedia

16 novembre 2015 487 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non ho ben capito la reazione italiana. Da Parigi emerge il volto grave e condiviso di Hollande che sostiene che la Repubblica francese è in guerra, che cambia la costituzione in due articoli per dare più forza alle polizie e ai servizi, che bombarda Racca capitale del Daesh. Va bene, non chiamiamolo più Stato islamico, anche se finora è stato così. Finalmente Obama e Putin si parlano e concertano, almeno così pare, una comune strategia sulla Siria. E l’Italia? L’Italia con Renzi prende le distanze dalla reazione francese e con Gentiloni sostiene che l’Italia non si sente in guerra e che questo vocabolo non va usato per non generare paura e cambiamenti di stile di vita. Che invece è quel che Hollande e tutta la Francia pretendono.

Da molto tempo non comprendo almeno taluni passaggi, ma forse è colpa mia, della politica estera del governo italiano. L’Italia è il primo paese, geograficamente, ad essere coinvolto nel conflitto che si é aperto e che si propone di conquistarla, assieme all’Europa tutta. Diciamo di più. Tutti gli attentati e le stragi, dalle Due torri gemelle a Parigi, sono chiari messaggi lanciati alle popolazioni islamiche perché si ribellino ai loro governi ritenuti moderati. Sono espliciti segnali di vittoria e di potenza lanciati a paesi che vivono in faccia a noi, primo paese europeo del Meditteraneo. Più tutti noi, e parlo di una vasta alleanza che deve comprendere anche la Russia e i paesi arabi, tardiamo a mettere in atto un’azione militare di terra per riconquistare il territorio invaso con la violenza più atroce dall’Isis e più la sensazione della inviolabilità e della superiorità dei terroristi islamici si incrementerà. Questa azione non sarà decisiva, ma è fondamentale.

Per di più Roma è oggi segnalata, al pari di Londra, come una delle città che saranno vittime di nuovi attentati e il Giubileo alle porte non consente il minimo di distrazioni. Cosa intende proporre, cosa intende realizzare il nostro governo? Parigi ha già messo a concorso ben mezzo milione di posti di polizia per giovani. L’Italia ha mezzi già sufficienti per garantire la sicurezza dei suoi cittadini? Di più. Ho l’impressione che Renzi non voglia essere personaggio da tragedia. Il suo modo scherzoso, bizzoso, da fratello simpatico che ti fa sempre sorridere quando viene a cena, mal si concilia con quello di una personalità che deve affrontare un così drammatico momento.

Anche la sua squadra, di belli, buoni e giovani amici, pare più consona a momenti di bonaccia che di tempesta. Churchill dalle sue boccate di sigaro emanava forza e intraprendenza che come nuvolette si ficcavano negli occhi anche dei suoi nemici. Anche Craxi era capace di assumere comportamenti gravi, improvvisi e difficili. Di sfidare e di aggredire le situazioni più complicate. Hollande ha saputo travestirsi da impiegato di banca a leader che vuole governare un conflitto denso di incognite e di scelte drammatiche. Ci sta riuscendo e i francesi si stringono a lui. Ci vuole il volto e il detto della stagione delle forti nevicate, del grande freddo, del gelo. Quello di primavera, della buona salute, del buon umore, adesso non serve più. Mi chiedo come avrebbe reagito l’Italia se anziché colpire Parigi la strage si fosse indirizzata su Roma. Mi viene il forte dubbio che la reazione sarebbe stata la stessa. Un intero Parlamento e un intero paese si é unito attorno alla bandiera e alla repubblica francese, con orgoglio e dignità, e nessuno ha emesso gli striduli suoni che si sono uditi nelle televisioni italiane e quest’oggi purtroppo anche in Parlamemto con effetti deprecabili e fini chiaramente elettorali. Possiamo anche far finta di non essere in guerra o chiamarla in altro modo. Ma non possiamo far finta di combatterla. Sarebbe un altro tonfo alla nostra credibilità.

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