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Mamma li turchi

4 dicembre 2015 547 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Putin gliel’aveva promesso. L’abbattimento dell’aereo russo non resterà senza conseguenze. E la risposta è stata la documentata denuncia del traffico di petrolio e di armi tra Turchia e Stato islamico, che pure i turchi stavano contemporaneamente bombardando. E i documenti metterebbero in evidenza addirittura il coinvolgimento della stessa famiglia Erdogan. Si capirebbe meglio così anche l’abbattimento del jet russo che volava proprio al confine tra Siria e Turchia, nei luoghi ove sono stati filmati i percorsi dei mezzi di trasporto dell’oro nero verso la nazione della mezza luna.

La reazione degli Usa, di completa solidarietà e copertura all’alleato turco, non semplifica, tutt’altro, la necessaria unità delle forze che stanno combattendo il terrorismo islamico. Dentro la guerra ci sono tante guerre. Quella di Obama contro Assad, quella dei russi contro chi combatte Assad e adesso contro la Turchia, quella della Turchia contro i curdi e adesso contro Putin, quella del mondo sciita contro quello sunnita, quella di una parte dell’Europa (Francia, Gran Bretagna e Germania) contro l’Isis ma anche in conflitto politico con quella parte di Europa che non si muove.

Bisognerebbe fare anche chiarezza sui seguenti punti: la volontà reale di sconfiggere l’Isis, il concetto e la modalità di affrontare il conflitto, i tempi e i modi di praticarlo. Vengo al primo punto. Tutti i paesi oggi impegnati militarmente nella regione, intendono combattere e distruggere lo stato islamico o Daesh che dir si voglia. Ma senza una strategia comune è molto complicato venirne a capo. Oltre al caso turco, che nasconde almeno due gravi ambiguità (quella di concepire nell’ambito di una dichiarata guerra all’Isis un conflitto più deciso contro i curdi e quello, addirittura, di fare affari col nemici, fornendogli risorse e mezzi militari) c’è un caso Obama. Non può il presidente degli Stati Uniti prescindere dal chiarimento sulle denunce russe e dichiarare guerra al Daesh e contemporaneamente accettare che un suo alleato lo appoggi.

Anche Putin, che molti meriti ha acquisito in questa fase anche per la denuncia di tutti i paesi che hanno fornito aiuti ai terroristi islamici, deve chiarire il suo rapporto col dittatore Assad. È davvero concepibile che Assad resti al suo posto una volta sconfitto il Daesh e dopo che quattro milioni do siriani saranno rientrati nel loro paese? Veniamo alla guerra. Si parla tanto del dramma della guerra, ma si dimentica che senza che vi siano stati interventi dell’Occidente in Algeria si sono consumati in una atroce guerra civile stragi con trecentomila morti e che in Siria, prima dell’intervento sconclusionato degli Usa e di altri alleati, si sono distrutte forse anche più vite umane. Contesto l’idea che un intervento esterno sia portatore di morte e l’indifferenza lo sia di meno.

Poi distinguerei tra le guerre. Quando si parla dell’errore della guerra in Iraq spero si alluda solo alla seconda, che ebbe giustificazioni poi dimostratesi false. La prima, invece, quella del 1991, fu lanciata su mandato Onu, e coinvolse praticamente tutto il mondo, per liberare il Kuwait dall’invasione delle truppe di Saddam. Il PSI in Parlamento votò a favore e l’Italia giustamente inviò un suo contingente. Il fu Pci votò contro la guerra dell’ONU e invece combatté con D’Alema la guerra della NATO alla Serbia. Un’ultima osservazione. Se rinviamo qualsiasi operazione di terra fino a quando non saranno sciolti tutti i nodi quanto tempo dovremo ancora sopportare l’esistenza di uno stato terrorista che invia uomini a uccidere i nostri figli?

Ieri Tony Benn, assieme ad altri 67 deputati laburisti britannici, ha sconfessato la linea di Corbyn accogliendo l’invito di Camerun a iniziare operazioni militari contro il Daesh. Una delle ragioni forti di Benn è stata: “Non dobbiamo lasciar soli i socialisti francesi”. Capisco la prudenza di Renzi e del governo italiano e comprendo anche che i bombardamenti sono un mezzo più tragico di un’invasione di terra per i cosiddetti danni collaterali, che altro non sono che vittime civili innocenti. Resta il tema di una solidarietà tra socialisti e tra europei che anche in questa circostanza sono venuti meno. Avvenne anche in passato a fronte del primo conflitto bellico. Con le conseguenze nefaste a cui andammo incontro. La destra xenofoba si sta rafforzando ovunque anche adesso. Attenzione.

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