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Nella società di Internet cosa c’entra l’orario?

4 dicembre 2015 848 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Fatti salvi alcuni lavori, oggi saldare stipendi e orari da timbrare sui cartellini è assurdo. È davvero anti storico concepire il lavoro come trent’anni fa. Nelle pubbliche amministrazioni, come nelle aziende private, molte attività sono già oggi separate da un orario rigido di lavoro. Il lavoro va sempre più individuato a progetto e a distanza. Si può lavorare da casa, anche in ferie se si vuole. Così come senza anatemi si possono saltare ore di lavoro.

Quel che conta è quel che si fa e come si fa, non dove e per quanto tempo. Facciamo salvi i lavori generici e quelli di servizio al pubblico, anche se in quest’ultimo caso la moderna tecnologia sostituirà i cosiddetti sportelli. Eppure anche oggi la tendenza conservatrice intende guardare al passato senza accorgersi che la rivoluzione tecnologica ha cambiato il mondo. Per questo ho salutato con favore la provocazione del ministro Poletti e con delusione lo spirito col quale il sindacato l’ha subito condannata.

Poi ho dovuto fare i conti con tanti commenti che hanno criticato anche duramente le mie affermazioni. I miei critici hanno tirato fuori di tutto. Da un lato, hanno inteso che queste affermazioni nascondessero la voglia di far lavorare tutti di più. Cioè senza orari di lavoro. Assurdo. Anche Poletti ha parlato di non agganciare solo all’orario salario e stipendio, non di aumentare l’orario per aumentare il salario, cosa possibile anche oggi attraverso gli straordinari.

D’altro lato si è paventato un ulteriore aumento della precarietà, non si capisce in base a quale conseguenza. Si sta parlando di lavoro regolare e a tempo indeterminato. Su questo si vorrebbe applicare una remunerazione non necessariamente e solamente agganciata a un orario. Infine si è continuato a contestare il Jobs act che, tra le altre cose che possono essere discusse, ha finalmente prodotto ammortizzatori sociali anche per i precari che perdono il lavoro, mentre prima non esistevano e che non si capisce cosa c’entri con questa questione. Se imparassimo anche noi a parlare nel merito dei problemi e a non considerare eresia tutto quello che viene ipotizzato, magari con evidente approssimazione, allora sarebbe un bene per tutti. Si comprenderebbero meglio anche le critiche.

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