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Orizzonti di gloria?

7 gennaio 2016 413 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Qualche considerazione politica su di noi. Leggo in giro un insieme di generose, o strumentali, illusioni. Ci sono coloro che lanciano la crociata della presentazione ovunque del simbolo socialista, dunque. Tranne naturalmente nel comune dove si candidano. Ragioniamo. Questa legge elettorale, che forse cambierà e forse no, prevede la fine delle coalizioni e il premio alla lista. Se non cambia dovremmo presentare una lista del Psi fuori da tutto. Esattamente come nel 2008. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché dovrebbe prendere più voti oggi?

Non l’abbiamo presentata quando le coalizioni erano previste e lo sbarramento era solo del 2% con possibilità di recuperare la prima lista sotto il due. Tabacci con lo 0,5 elesse sette deputati. Fu un errore? Io mi schierai allora a favore della presentazione della lista. La maggioranza di coloro che oggi lanciamo lo slogan “O lista socialista o morte” si schierò invece a favore della presentazione di candidati nelle liste del Pd. E qualcuno di loro fu anche candidato. Mi spiegate perché oggi sarebbe invece naturale presentare una lista socialista quando non è possibile coalizzarla e lo sbarramento è salito al 3%?

Qualora la legge cambiasse, o anche se non dovesse cambiare, potremmo invece puntare a una lista di coalizione con altri segmenti o movimenti o partiti del centro-sinistra che ci consenta di poter realisticamente puntare a raggiungere il quorum previsto. La ritengo l’unica via per evitare l’ingresso, come nel 2013, di nostri candidati nelle liste del Pd. Lo spettro può essere analizzato a tutto campo e abbiamo tutto il tempo per poterne ragionare insieme. Quello che mi sfugge è la ragione di accapigliarci, mentre tra pochi mesi si voterà per le amministrative nelle principali città italiane, sul “che fare” e con chi alle politiche del 2018. Si tratta di una evidente forma di distonia o di un bisogno di polemica in vista del congresso? Siamo una piccola formazione politica che non credo abbia subìto più di tanto la recente separazione di qualche dirigente in rotta sul Pd o di qualche altro ripiegato su Vendola. Siamo una piccola formazione politica che tutto abbisogna tranne che di polemiche distruttive.

Possono, queste ultime, favorirne una crescita e un rilancio? Se questo fosse il vero intento allora perché non incoraggiare, anche attraverso la critica che personalmente non ho mai ovattato dalle pagine dell’Avanti, una generale e costruiva riflessione sulle nostre mancanze, sui nostri limiti, su talune nostre colpevoli distrazioni? Ad esempio, su uno sviluppo non pienamente soddisfacente della nostra conferenza programmatica che pure aveva sfornato decine di idee e animato un corpo di partito tutt’altro che rassegnato. Perché non aiutare l’Avanti e Mondoperaio che con immani sacrifici stiamo tenendo in piedi? Perché non partecipare più attivamente alle attività di elaborazione politica a cominciare dall’associazione Interessi comuni che abbiamo messo in campo ben prima che esplodesse lo scandalo delle quattro banche?

Si preferisce parlar d’altro. Cioè delle elezioni del 2018, che magari si terranno in ben altra condizione politica e istituzionale. Cioè di un pacco vuoto senza preoccuparsi di ciò che contiene e senza occuparci del più prossimo impegno. Scrutiamo il futuro immaginando orizzonti di gloria senza vedere il presente nel quale rischiamo di impigliarci. Lo ritengo un errore. E come sempre mi permetto di segnalarlo.

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