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L’utero o il cervello in affitto?

15 gennaio 2016 329 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Che fatica, in Italia, approvare la più moderata legge sulle unioni civili omosessuali che esista al mondo. Che travaglio nel Pd per far passare la cosiddetta stepchild adoption, cioè una forma di adozione, da parte di una coppia omosessuale, di un figlio precedente di uno dei due (evidentemente allora eterosessuale) rimasto senza il genitore naturale. Caso rarissimo, adozione dunque eccezionalisma. Eppure siamo in Europa, siamo cittadini del mondo. E che succede negli altri paesi? In Europa ci sono veri e propri matrimoni gay, con diritto di adozione al pari di quello delle coppie eterosessuali, in Francia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Norvegia, Danimarca, Irlanda, Islanda, Malta. Nel mondo hanno scelto questa forma giuridica anche la maggior parte di Stati americani, il Canada, il Messico, l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, il Sud Africa, l’Australia, la Nuova Zelanda. Scusate se è poco.

Poi ci sono le unioni civili, che sanciscono il diritto solo alla cosiddetta stepchild adoption, in Germania, Finlandia e Groenlandia. In Italia si è scelta una legge di quest’ultimo tipo, che nega l’adozione e che la rende possibile solo in un caso. Eppure si sta scatenando il finimondo e alcuni parlamentari del Pd propongono di rendere ancora più labile il timido processo di adozione trasformandolo in affido provvisorio. Follia per un bambino che si troverebbe due genitori dei quali uno definitivo e l’altro no. Uno a tempo indeterminato, l’altro a tempo determinato. Come in un contratto di lavoro. Ma restiamo al tema. L’obiezione riguarda il legame che si ritiene di causa-effetto tra il riconoscimento possibile di un figlio dell’altro in mancanza della corrispettiva genitorialità e la cosiddetta pratica dell’utero in affitto, che è poi la procreazione assistita eterologa negata in Italia e ammessa altrove.

Anche su questa materia si potrebbe aprire un capitolo, visto che la stessa legge 40 è stata più volte smantellata dalla Corte costituzionale e oggi siamo di fronte alle sue macerie, il chè avverrebbe anche a fronte di una legge sulle unioni civili che negasse principi fondamentali riconosciuti alle coppie eterosessuali, come chiaramente ha sentenziato la Corte dei diritti di Strasburgo nel 2013, accogliendo il ricorso di una donna austriaca contro il divieto di adottare il figlio della convivente. Ma restiamo alla situazione attuale. E cioè al divieto di questa pratica del cosiddetto utero in affitto. È evidente che la legislazione di altri paesi consente a tutte le coppie italiane eterosessuali sterili di rivolgersi altrove. E questo, chissà perchè, non scandalizza nessuno. Quello che mette tutti sul chi vive e che a questa pratica possano rivolgersi le coppie gay. È dunque la discriminazione sessuale il tema, non il cosiddetto utero in affitto.

Francamente quello che sconcerta non è la posizione del governo, anche perché è giusto che i temi cosiddetti etici non siano alla base di un programma condiviso. Negli anni settanta la Dc accettava che il Parlamento la mettesse in minoranza, senza rompere le coalizioni di governo coi laici, sui temi del divorzio e dell’aborto. Quello che preoccupa è che esistano partiti, più o meno tutti, compreso il Nuovo Centro destra per la verità, privi di un comun denominatore sui principi fondamentali di libertà e di diritto. Viviamo in un sistema politico post identitario che questo ci offre. Partiti senz’anima, che fondano la loro esistenza non su un modello di vita e di stato, ma sulle condizioni migliori per vincere le elezioni. So bene che è quel che passa il convento. E allora dividiamoci anche sulla stepchild adoption. Ce lo meritiamo.

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