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Primarie e spionaggio

10 marzo 2016 424 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Che spettacolo la nuova politica. Le notizie sulla Casaleggio che spia tutti i parlamentari del movimento Cinque stelle, alla stregua della Spectre e della Cia che recentemente ha ammesso qualcosa di simile anche nel rapporto con gli alleati, ci porta drammaticamente al nuovo mondo, caratterizzato dalle potenzialità dell’informatica e dalla libertà sempre meno garantita degli individui. Che siamo tutti spiabili è scoperta recente. Ma che un movimento politico usi uno strumento di controllo dei suoi simile a quello dei più raffinati servizi segreti, sconcerta e rimanda alla natura di chi aveva in mente di rinnovare profondamente la politica e lo stato.

Quel che é stato registrato e filmato a Napoli in occasione delle primarie del Pd rimanda invece alla mancanza assoluta di regole e di garanzie democratiche per chi usa questo strumento potenzialmente di democrazia, ma ormai quasi ovunque di deflagrazione. Prendiamo il caso di Napoli. Per la seconda volta si registrano episodi sconvenienti, con passaggio di soldi a chi doveva votare, con ex cosentiniani che hanno partecipato al voto, mentre a Milano la seconda classificata annuncia di non presentarsi al voto, dopo che in Liguria le stesse primarie avevano generato la scissione che favorì la clamorosa sconfitta del centro-sinistra.

Ma come si fa a votare senza regole dando il voto a chiunque si presenti con uno o due euro al seggio? Ma ci si può poi stupire che si presentino anche quelli che non dovrebbero e che i pochi soldi siano preventivamente distribuiti ai votanti? Mi chiedo perché un cittadino dovrebbe essere iscritto al Pd, con un costo tessera immagino superiore al costo voto? Perchè mai se i suoi diritti di scegliere chi lo rappresenta sono uguali a quelli dei non iscritti che possono ugualmente votare alle primarie? Si vuole imitare l’America dove invece le primarie sono regolamentate per legge e i partiti sono solo due. Ancora una volta l’impazzimento della politica italiana ci porta di là dall’Oceano. L’Italia non è mai stata e non è tuttora un paese europeo, vero Wolter?

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