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Verso il congresso di Salerno

21 marzo 2016 282 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il congresso di Salerno del Psi potrebbe anch’esso rappresentare una svolta, come quella, tutt’altro che illogica, che Togliatti annunciò proprio nella città campana nel 1944. Basta sfogliare le tesi congressuali, organizzate in capitoli e paragrafi per dare la possibilità di discussioni concrete e aperte e anche di emendamenti specifici, per rendersene conto. I due obiettivi politici che verranno lanciati a Salerno, e che già sono anticipati nelle tesi, sono quello dell’unità di tutti i socialisti e della convergenza di tutti i riformisti. Tentiamo di discernere questi due concetti, partendo dal primo. Siamo ormai a 22 anni dall’inizio della diaspora in tanti frammenti di partiti e, per ciò che concerne l’elettorato del vecchio Psi, alla sua divaricazione in molteplici direzioni politiche. Nessuno vuol fare macchina indietro. Il tempo non è cancellabile, per quanto relativo. Neppure dopo il ventennio fascista tutto rinacque come prima. Non rinacque come prima neppure il Psi, che cambiò nome in Psiup perché si unificò con un movimento che non si dichiarava apertamente socialista, e risorse in uno stretto vincolo di unità d’azione con i comunisti.

Nessuno oggi pensa ad unire i socialisti per rifare il vecchio Psi, dunque. Oltretutto quel Psi era figlio della proporzionale che oggi non esiste. E apparteneva al sistema politico delle Dc e dei Pci, oggi scomparsi. Però noi siamo oggi di fronte alla profonda crisi del sistema italiano post Tangentopoli. Abbiamo vissuto con partiti senza identità e in perenne conflitto, con altri di tipo padronale e oggi con voti in uscita, tra elettori ormai ridotti al minimo e per di più in una situazione economica e sociale tutt’ora all’emergenza, con giovani senza lavoro, spesso disperati, costretti a varcare le frontiere per vivere, e con fenomeni nuovi spesso incontrollati, come il terrorismo islamico che ci ha dichiarato guerra, l’aumento dell’immigrazione clandestina, ma nel contempo il dovere morale di dare asilo ai profughi, un’Europa sempre più matrigna, una sicurezza sempre meno garantita. Il Pd è oggi un partito in grado di rispondere a tutto questo? E’ un partito socialista, non solo in Europa, ma anche in Italia? Perché non è unito su nulla, nemmeno sui diritti civili, come testimonia la vicenda delle unioni gay e come lo sono invece tutti i partiti socialisti in Europa? Nell’anomalia del Pd non si ricava anche uno spazio per un’iniziativa socialista identitaria e più in generale per un progetto riformista, laico, liberale? Meglio continuare con partiti a vocazione maggioritaria e senza identità comuni o tornare a partiti identitari?

Anche la profonda crisi del berlusconismo, originata dal nuovo Pd renziano, al quale tutto si può rimproverare tranne che di essere diretto dai comunisti, che ha ormai conquistato larga parte del centro, e dal conseguente spostamento a destra della compagine dell’ex Casa delle libertà, impone l’attualità di scelte precise. Ciò vale per gli ex socialisti finiti in Forza Italia e in parte oggi nel Nuovo centrodestra, vale anche per il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, vale per i tanti delusi e fuorusciti dal rifugio berlusconiano che trovava legittimazione ai tempi del dipietrismo dilagante e del Pds-Diesse in continuità col Pci. Noi lanciamo a tutti un appello. Il Psi, o un nuovo soggetto politico d’impronta socialista italiana, può essere oggi la casa di tutti. Ma il secondo appello lo lanciamo ai riformisti, ai laici (compresi i cattolici laici), ai liberali, perché con noi costituiscano una sostanziale convergenza, un’alleanza, perché no anche un soggetto politico nuovo come Nencini, col solo supporto di chi scrive, aveva intuito dopo il voto del 2013. Quando dico riformisti intendo imporre una preliminare scelta di campo contro i conservatori neodogmatici che si oppongono a Renzi in nome dell’inviolabilità di leggi e di istituzioni che noi per primi in passato abbiamo proposto di riformare. E che diventano, dunque, insieme, anti renziani e anti socialisti. Senza saperlo.

Dunque un no deciso al neo massimalismo di stampo conservatore che anima una parte della sinistra italiana riuscendo a convincere anche qualcuno tra i nostri. Se a sinistra, in nome del socialismo, qualcuno intende fondare nuovi partiti collocati su suggestioni prima alla Tsipras, poi, data la svolta, alla Varoufakis, con tanto di trolley, allora precisiamo che quel socialismo non è il nostro, che resta invece ben piantato dentro alla cornice europea e italiana. E’ possibile, sia pure da posizioni di maggioranza e di alleanza col Pd, sviluppare oggi una politica autonoma e pensare dunque a una lista alle politiche future? Dipenderà non solo da noi, ma dalla natura della legge elettorale, se verrà variata o meno, ma dipenderà anche dalla duplice unità alla quale ho fatto cenno. Credo sarebbe un bene non tanto per noi, ma per l’Italia, poter disporre di un soggetto robusto che non si sfalda ogni volta che si parla di diritti sociali e civili, ogni volta che s’intende intraprendere un percorso di riforme economiche e istituzionali, non appena si tenta di fare dell’Italia un paese europeo, nel momento in cui si pone con forza all’Europa il tema dello sviluppo, contro la decadenza del nostro paese. Un soggetto che ritiene che il predecessore del socialismo europeo non siano in Italia Pci e Dc, ma il Psi e il Psdi. Che sostiene che il giornale del socialismo italiano non sia mai stata L’Unità ma l’Avanti, e che un patrimonio di idee e di intuizioni del passato possa essere non già rottamato, ma messo a disposizione di tutti per costruire il futuro. Un appello rivolgiamo a Marco Pannella e ai radicali italiani, i quali sono stati tutt’uno coi socialisti, e non solo al momento di dichiarare umana solidarietà per la grave malattia del grande leader e guru, ma per costruire già negli anni settanta l’Italia migliore. Un appello agli ambientalisti e verdi d’impostazione riformista, ai gruppi e ai movimenti, ai circoli ai quali il Psi da Salerno intende aprire le proprie porte anche a livello di organi di partito. Un appello per formare intanto in tutta Italia, insieme, i club Fortuna, dedicati a un grande socialista morto trent’anni fa e del quale ancora si ricorda l’alto contributo.

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