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Casaleggio, il guru

12 aprile 2016 490 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Aveva anche l’aspetto, un po’ mefistofelico e trasandato, del profeta. Aveva ricoperto importanti incarichi nell’Olivetti prima di mettersi in proprio con la Casaleggio associati. A lui si rivolse Grillo per organizzare e gestire il suo blog. E tra i due nacque una collaborazione, poi sfociata nella fondazione del movimento e nel clamoroso successo elettorale del 2013. Bisogna riconoscere che Gianlorenzo Casaleggio ha compreso tra i primi il potere della rete applicato alla politica. Non è stato il primo in assoluto perché i radicali di Marco Pannella tentarono di organizzare il partito via internet almeno un decennio orsono. Il problema è che non cavarono un ragno dal buco. Invece Casaleggio non solo riuscì nell’intento, ma sposò un prodotto mediatico che si coniugava perfettamente con lo strumento nel quale era maestro.

I messaggi di Grillo, fondati sul sentimento di protesta per un’Italia in declino, conditi con l’ironia e il sarcasmo dell’uomo di spettacolo, esplosi col suo delirante vaffa e con l’attraversata dello stretto in stile Mao, si modellavano infatti perfettamente con il web. La crisi della politica venne interpretata come declino inesorabile della democrazia rappresentativa e proprio la rete forniva la risposta della democrazia diretta finalmente praticabile. Così tutto venne sottomesso al linguaggio e alla logica della democrazia senza mandato. Anche i parlamentari eletti, secondo questa accezione, non erano nelle istituzioni per volontà del popolo elettore, e col Porcellum difficile contrastare questa tesi, ma per volontà del popolo della rete, che li aveva scelti attraverso le Parlamentarie.

E così emerse la più grande contraddizione del movimento. Nato, come del resto quasi tutti i movimenti rivoluzionari, per ridare voce e potere al popolo, lo hanno attribuito solo ai pochi del loro movimento che cliccano sul web decretando promozioni, candidature, elezioni, espulsioni. La contestazione della democrazia rappresentativa ha visto nascere la dittatura di una ristretta cerchia di amici, peraltro sempre ben orientati dal vertice e generalmente propensi a condannare ed epurare, come nei processi popolari della rivoluzione francese con tanto di tricoutoses urlacchianti. Sempre in nome del popolo e della democrazia, s’intende. La morte di Casaleggio, uomo intelligente, preparato e carismatico, pare apra la porta ad una successione dinastica. É pronto il figlio Davide. D’altronde come Forza Italia, prodotta da Mediaset, anche il movimento grillino è stato prodotto da un’azienda di famiglia. E se Forza Italia può passare da Silvio a Piersilvio, il movimento è giusto che passi da Gianlorenzo a Davide. Al nuovo non si oppone un modello vecchio di democrazia…

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