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Il Papa, il Cardinale, la Chiesa e lo Stato

19 maggio 2016 195 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ci sono due modi per concepire un rapporto tra la Chiesa, intesa come popolo dei fedeli, e lo Stato. Un modo è stato proposto da Papa Bergoglio, un altro da Cardinal Bagnasco, capo della Cei, la congregazione dei vescovi italiani. Papa Bergoglio, tra le tante innovazioni introdotte, ultima delle quali la volontà di aprire a nuovi orizzonti di ingresso delle donne nel mondo ecclesiastico, ha formulato, a proposito della legge sulle Unioni civili, un concetto di espressione del dissenso che è sostanzialmente laico e che si può manifestare, su questa legge come su altre, attraverso l’esercizio dell’obiezione di coscienza. Senza contestare lo stato laico che, suggerisce Bergoglio, non può mai diventare confessionale, ma anzi deve mostrarsi rispettoso di tutte le fedi, il Papa ha addirittura rimproverato la legislazione francese perché proibirebbe di velarsi il volto alle donne musulmane.

Papa Bergoglio, dunque, finisce addirittura, con il suo concetto di laicità, per difendere i diritti di un’altra religione. Ne sono sorpreso e anche ammirato. Se la Chiesa rispettasse le leggi di uno stato laico e pretendesse dai suoi fedeli, da un lato, solo la coerenza di comportamento coi suoi insegnamenti e la sua dottrina e, dall’altro, il riconoscimento della legittimità del loro esercizio da parte delle leggi dello Stato, sarebbe una rivoluzione. Questo è quello che i liberali hanno sempre auspicato. Uno stato laico non può essere confessionale, né totalitario. Ho già scritto che se la Cina considera l’aborto obbligatorio per tutti, sconfina nell’integralismo e nell’autoritarismo. Lo stato laico rispetta e consente comportamenti diversi nel rispetto di scelte etiche e religiose che contemplano modi di vita non omogenei.

L’altro modo di concepire il rapporto tra Chiesa e Stato è quello formulato dal Cardinal Bagnasco. Si tratta della solita pratica dell’ingerenza, della concezione dell’etica cattolica come legge dello Stato. La concezione di Bergoglio rispetta lo Stato laico e pretende il rispetto dei principi del popolo dei cattolici, quello di Bagnasco intende imporre questi principi allo Stato, trasformandolo in Stato etico. L’attacco alla legge sulle Unioni civili, così aperto e anche sgangherato, mostra la solita vecchia idea dello stato italiano che deve essere sottomesso, per tutti, anche per coloro che cattolici non sono, alle precetti etici della Chiesa.

Bagnasco non ha fatto accenno alle leggi in materia degli altri paesi europei, anche a quelle della democristiana Germania, non ha fatto accenno al fatto che quella italiana non contempla neppure la contestata stepchild adoption. Non ha fatto accenno alla triste condizione degli orfanatrofi e al diritto dei bambini ad avere l’amore di una famiglia. Il suo incedere sì che si presta alla critica di ideologismo. E alla storica pretesa di condizionare o addirittura di dettare i principi della legislazione italiana, considerando il nostro paese una sorta di suo protettorato. Parlare di questa legge come premessa alla pratica dell’utero in affitto negata dalla legislazione italiana, praticata oggi all’estero prevalentemente dalle coppie eterosessuali nel silenzio assoluto della Cei, è poi sintomo della più cupo settarismo. Mai avevamo osservato l’esistenza di una Chiesa così divisa. Il cardinal Camillo Ruini, che rilascia un’intervista per appoggiare Bagnasco, capeggia la fronda anti bergogliana, che non demorde e rilancia. Non solo il Pd è oggi separato in casa. Anche nella Chiesa, però, le correnti non produrranno scissione.

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