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Quale lezione per Renzi

7 giugno 2016 278 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Inutile girarci attorno. Il primo turno è stato peggiore del previsto per il Pd, il suo segretario, nonché presidente del Consiglio. Con tutte le prudenze del caso i ballottaggi si annunciano ovunque a rischio, perfino nella supersicura Bologna dove il sindaco Merola non arriva al 40 per cento (la crisi della sinistra in Emilia è profonda dopo il 37 per cento dei votanti alle regionali vota solo il 54 alle comunali e il Pd perde pezzi di elettorato), dieci punti in meno di quello che si prevedeva, perfino a Torino dove Fassino il 40 lo supera di poco, mentre a Napoli la Valente, ma questo era previsto, non arriva al ballottaggio e a Milano, attenzione, la differenza tra Sala e Parisi è meno di un punto. Col ballottaggio invero complicato per il candidato del Pd.

Resta la buona performance di Giachetti che al secondo turno arriva a scapito della Meloni, ma con un centro-destra diviso e un Berlusconi deviato senza lucidità sul debolissimo Marchini, miliardario civico. Faticano tutti i partiti, col Pd in forte calo ovunque, mentre le liste socialiste presenti nelle grandi città non decollano (i primi dati degli altri comuni sono invece molto positivi, ma ci torneremo). Qualche osservazione. Renzi, non a caso, aveva parlato solo del referendum quasi a esorcizzare le amministrative. Questo però non può non preoccupare. Non basta dire che il cavallo di Troia non c’è per non farlo esistere.

Renzi dovrà attentamente riflettere col suo Pd su quale svolta imprimere al governo nei mesi che ci separano dal referendum. Dopo i ballottaggi, tutti forse tranne Torino, a forte rischio, il governo dovrà concentrarsi su: definizione della maggioranza politica, tagliando del governo, manovra economica per alzare il Pil (forse non basta la concessa flessibilità) e diminuire la disoccupazione. Inutile nasconderci dietro i vincoli europei che rischiano di fare vincere gli antieuropeisti in mezza Europa. La seconda correzione si riferisce alla legge elettorale. Il Pd, non so se lo ha capito o bisognerà farglielo capire, ha confezionato col premio alla lista il regalo più ambito al movimento Cinque stelle. In termini di principio il premio alla lista in un sistema multipartitico è assurdo, in termini politici spiana la strada alla vittoria grillina al secondo turno. Ah, dimenticavo. La sinistra radicale, le suggestioni anche di una parte dei nostri. Un mezzo flop. Utile solo a far vincere gli avversari del centro-sinistra. Non avevo dubbi.

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