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Terza giornata. Alla fine vince Pannella

5 settembre 2016 225 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Lei non si è vista. Sollievo per chi temeva un endorsement a favore dei dissidenti, delusione per i dissidenti che invocavano il suo nome come nume ispiratore della loro posizione, quella eretica di Cappato e Maggi. Quella che voleva tornare a un partito-partito, non ad un movimento che si articola in tanti rivoli e non si presenta alle elezioni. Quello che può portare consiglieri e assessori, mica solo digiuni e banchetti per raccogliere firme. Lei ha preferito ancora una volta non fare spendere il suo nome a chi lo voleva usare in chiave antipannelliana. Emma e Marco sono sempre stati una persona sola. Se a Emma chiedevi di decidere una linea lei ti rispondeva sempre: “Alla politica ci pensa Marco”. Poi il distacco di lei da lui, uniti ancora perfino nella malattia, il crucifige di lui a lei su radioradicale di fronte a un Massimo Bordin incredulo, esterefetto. La Bonino si era assentata dalle riunioni di partito che Marco convocava sempre con voracità. Era davvero finita altrove? Eppure, dopo la sua sostituzione al ministero degli Esteri da parte di Renzi, difficile ipotizzare che si fosse davvero avvicinata al Pd come pur propongono di fare i dissidenti e in particolare Roberto Cicciomessere in un lunghissimo articolo in risposta a Streak Livers, anche lui storico radicale in orbita milanese. Così tutto è filato liscio. E come altro poteva finire il primo congresso post pannelliano, quello celebrativo del leader sommo che ha lasciato la vita terrena, ma non il cuore di tutti i militanti? Come poteva altrimenti finire il congresso cerimonia di Marco che era presente come non mai, nelle pareti con le sue gigantigrafie, nei due monitor che proiettavano le sue immagini a getto continuo, anche quelle di Marco Giovane, poi di Marco e il Divorzio, poi di Marco e l’Aborto, di Marco e la Droga, di Marco e la Fame nel mondo, di Marco e il Carcere, di Marco e Mimmo, di Marco ed Enzo, di Marco e Adele, di Marco e Adelaide, di Marco e Sergino. Come poteva mai finire questo quarantesimo congresso se non al grido di “Marco, Marco”? E dunque con la netta vittoria della mozione del tesoriere Maurizio Turco. Naturale che al congresso del partito radicale abbia trionfato la linea più ortodossa, sostenuta dagli esponenti che fino all’ultimo sono stati più vicini a Marco Pannella, quella, oltre che di Maurizio Turco, di Sergio D’Elia, di Rita Bernardini, di Elisabetta Zamparutti. E che abbia perso invece la mozione firmata dal presidente dell’Associazione Radicali italiani Marco Cappato. Con lui i quarantenni, più vicini ad Emma Bonino, Maggi, Staderini, nonchè lo storico dirigente Roberto Cicciomessere, colui che per estruzionismo parlò ininterrottamente alla Camera per oltre undici ore. Senza mangiare e sorseggiando acqua. Quello che finì in piedi sul banco del governo. Giovanni Negri, più vicino a Turco, ha preferito tenersi alla larga dalle polemiche puntando sul tentativo operato da lui, col consenso dei pannelliani, della sua Marianna e del dialogo coi socialisti. La mozione presentata da Turco è passata con 178 voti, mentre quella di Cappato ne ha raccolti 79. Quando la platea si è alzata in piedi gridando il nome dei leader scomparso la sua evocazione ha unito non solo pannelliani doc e dissidenti che hanno escluso una scissione, ma anche la polizia penitenziaria, le autorità, perfino i detenuti che a Pannella devono il loro riconoscimento. Era l’unico che avesse a cuore il loro destino. E che portasse i doni magari travestito da Babbo Natale…

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